Con One Second siamo nella Cina della rivoluzione culturale (iniziata nel 1966). Zhang è un galeotto che evade dal carcere per raggiungere uno sperduto villaggio dove si terrà la proiezione di un film epico, Eroic Sons and Daughters, che esalta l’eroismo cinese contro i giapponesi. Quello che interessa a Zhang, però, non è il film ma il ‘cinegiornale’ abbinato  in cui appare per un secondo la figlia che non vede da quando è stato in carcere. Il problema è che la pellicola viene rubata dalla giovane Liu che vuole farne una lampada per il fratellino.

Ritorno in grande stile per il regista cinese Zhang Yimou (Lanterne rosse, Hero, Lettere di uno sconosciuto). One Second avrebbe dovuto essere in programma al festival di Berlino del 2019 ma per problemi tecnici venne ritirato. Si disse che il regista avesse subito pressioni da parte della censura governativa per modificarlo; sta di fatto che Yimou si è preso un altro anno di tempo per rimontare il film che ora esce al cinema. One Second ricorda per fotografia, sceneggiatura, ambientazione e impostazione il grande neorealismo italiano. La storia al centro del racconto è quella del legame che si instaura da Zhang (Zhang Yi) e Liu (Liu Haocun), inizialmente ostili uno all’altro ma poi legati da un profondo affetto. Sono due figure emblematiche della povertà estrema in cui viveva la Cina in quegli anni e in cui probabilmente si trova ancora oggi parte della provincia dell’enorme Stato Orientale. E Zhang Yimou ci fa entrare bene in quel mondo; forse è proprio questo che non deve essere piaciuto molto al governo cinese, la rappresentazione di una Cina in miseria che evidenziava i limiti della rivoluzione culturale voluta da Mao. Se da un lato la cifra umana del film e la rappresentazione sociale sono fondamentali, dall’altro vengono descritte anche le dinamiche di basso potere presenti nei villaggi in quegli anni e incarnate qui nella figura di Mr.Film, l’addetto alle proiezioni che di fatto era l’occhio lungo della polizia all’interno della comunità, una piccola spia al servizio del potere. Ma One Second è anche un film sulla bellezza e il fascino della proiezione sul grande schermo. La magia che suscita nel pubblico la proiezione di Eroic Sons and Daughters  (un sincero omaggio all’eroismo cinese o una critica a una certa retorica del potere politico?) è quella che si vive ancora oggi nel buio di una sala cinematografica e che viene omaggiata da Yimou. La scena in cui un villaggio intero si mette a disposizione per lavare e pulire la pellicola rovinata perché si possa poi proiettare, è commovente. Un film con più piani di lettura, con un finale dalla forte impronta umana, che merita la visione e che speriamo possa farsi strada tra i tanti film in uscita prima di Natale. Il film è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma.

Aldo Artosin

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