Finalmente R. Williams nei panni di un cattivo, che in realtà è solo un povero diavolo, o forse un “grillo parlante” involontario. La messa in scena di una solitudine devastante, di una mente che non ha nessun rapporto col mondo, se non nella sfera soggettiva dell’immaginario. Implosione del sociale, con tanta voglia di tenerezza. Una riflessione filosofica sul senso della fotografia, che cattura gli “attimi fuggenti” della vita sottraendoli alla morte e all’oblio. Straordinaria la fotografia del film, che oscilla dai toni seppia a tonalità cromatiche azzurrine fredde e asettiche, correlativo visivo di un’anima ferita e solipsistica.
One hour photo
Say Parrish (R. Williams) è un uomo solo: sviluppa e stampa foto presso un centro commerciale. Nel tempo, si affeziona morbosamente alla famiglia del bambino Jack e ai suoi genitori, di cui conserva, in casa sua, tutte le foto sviluppate per loro negli anni. Stampando le foto di un cliente, viene casualmente a scoprire che il padre di Jack, Will Jorkin, tradisce la moglie, allora pensa di fare giustizia…