Finalmente R. Williams nei panni di un cattivo, che in realtà è solo un povero diavolo, o forse un “grillo parlante” involontario. La messa in scena di una solitudine devastante, di una mente che non ha nessun rapporto col mondo, se non nella sfera soggettiva dell’immaginario. Implosione del sociale, con tanta voglia di tenerezza. Una riflessione filosofica sul senso della fotografia, che cattura gli “attimi fuggenti” della vita sottraendoli alla morte e all’oblio. Straordinaria la fotografia del film, che oscilla dai toni seppia a tonalità cromatiche azzurrine fredde e asettiche, correlativo visivo di un’anima ferita e solipsistica.