Son tornati, e fanno ancora ridere. Aldo, Giovanni e Giacomo, dopo gli ultimi non felici film (e citiamo solo Il ricco, il povero e il maggiordomo e Fuga da Reuma Park), dimostrano in Odio l’estate (titolo tratto da una bellissima canzone anni 60 di Bruno Martino) di aver ritrovato la verve che li ha resi famosi, con un film – diretto da Massimo Venier, già regista dei loro primi film – in cui possiamo rivedere le divertenti caratterizzazioni dei protagonisti.

I signori Baglio, Storti e Poretti sono differenti per ceto e carattere, e con famiglie assai differenti; arrivata la tanto agognata estate, a causa di un errore dell’agenzia che affitta le case vacanza si ritrovano a dover coabitare nella stessa villa su un’isola. Aldo, sempre presentato come uno scansafatiche, ha una moglie che si accolla tutti i lavori di casa (Maria Di Biase), due gemelle, un figlio grande che passa l’estate in punizione e una devozione totalizzante per Massimo Ranieri. Giovanni, maniaco delle regole e dell’organizzazione, è il proprietario di uno storico negozio di accessori per calzature (che però è sull’orlo del fallimento), una moglie comprensiva che lo sopporta (Carlotta Natoli) e una brillante figlia diciottenne. Giacomo è un dentista di successo ma insicuro, sempre preoccupato di non sapersi rapportare al figlio, e con una moglie (Lucia Mascino) nevrotica e perennemente insoddisfatta.

Il dover vivere sotto lo stesso tetto ovviamente dà ai tre l’occasione per valorizzare le differenze, ma anche per sviluppare una storia che coinvolge mogli e figli, dando una struttura più solida al film. La presenza di tre brave attrici, qui non costrette semplicemente a fare da spalla, rende la vicenda più credibile e compiuta, sfruttando bene il rapporto genitori-figli, le diffidenze che via via spariscono, una frequentazione che, vista all’inizio con insofferenza, sembra finalmente dare spazio a una bella vacanza (una curiosità “storica”: Carlotta Natoli – nel film la moglie di Giovanni – è figlia del compianto Pietro Natoli, uno dei protagonisti del secondo film di Paolo Virzì, Ferie d’agosto, su un tema molto affine).

La presenza di Michele Placido nel ruolo (molto alla De Sica) del maresciallo del paese che non vede l’ora che finisca l’estate e tutti i turisti si levino dai piedi, aggiunge un tocco che riporta ai momenti migliori della commedia all’italiana; tutti elementi che fanno in modo di far uscire il film dal formato televisivo “alla Zelig”, cui altri comici ci hanno abituati, per mostrare che il trio, se coadiuvato da sceneggiatori e registi capaci (e nonostante una caduta di tono in una scena nel finale), è ancora in grado di far ridere intelligentemente gli spettatori.

Beppe Musicco