All’indomani del successo planetario de La marcia dei pinguini, si sono moltiplicati i documentari drammatizzati prodotti per il grande schermo, che si impegnano a divulgare, attraverso espedienti narrativi più o meno accattivanti, aspetti noti e meno noti della vita naturale del pianeta allo scopo di aumentare la sensibilità ecologista delle grandi platee cinematografiche (non è un caso se in questo film, al termine del viaggio cinematografico, viene indicato il grado di pericolo di estinzione delle varie specie marine incontrate).,Per chi appartiene a generazioni cresciute con i documentari storici stile National Geographic, più ,sobri e informativi, questa nuovo trend, certamente più emotivamente coinvolgente, fatto di avventure straordinarie, di passioni e di immagini obiettivamente eccezionali (qui esaltate dalle riprese in 3D), ma decisamente più povero dal punto di vista strettamente didattico, può lasciare perplessi. Un po’ come passare dai libri scolastici alla conoscenza da spettacolo dei quiz televisivi.,Inoltre, dopo anni a ripetere come sia sbagliato antropomorfizzare gli animali, che di loro sono molto più svegli, ecocompatibili e utili di noi umani, sentirsi raccontare in toni sdilinquiti le love story di pinguini all’Artico, o esaltare palpitanti le cure materne delle balene e delle delfine crea più di un dubbio.,Anche in questo caso, poi, i distributori italiani, non accontentandosi della narrazione più lineare dell’edizione originale, hanno affidato i dialoghi di quella nostrana al noto Trio di comici nato allo Zelig di Milano, probabilmente suggestionati da un loro vecchio spettacolo televisivo in cui facevano la parte di tre feti in attesa di nascere (qui invece sono le uova di tartaruga, anche se dovremmo scoprirlo solo alla fine).,Il risultato è che tra battute più o meno riuscite, gag non proprio sorprendenti, arriviamo alla fine del viaggio con negli occhi tante belle immagini ma poche altre (confuse) informazioni e nessuna seppur vaga idea della geografia del percorso. ,Che sotto i mari ci siano tante specie di pesci e che molte di queste siano in pericolo ce lo sentiamo ripetere ormai per ogni dove, una volta in più non può fare certo male e per lo meno questa volta nessuno ci viene a dire che in quanto umani faremmo meglio ad autoeliminarci per non turbare tanto splendore. Di questi tempi forse è già qualcosa…,Laura Cotta Ramosino