Ragazzo inquieto, animo ribelle e modi da spaccone, John sogna la libertà, lontano dai banchi di scuola e dallo stile di vita borghese. Dopo la morte improvvisa dell’amato zio George, che gli ha fatto da padre da quando aveva cinque anni, la sua crescita si divide tra le regole della rigida zia Mimi e i modi eccentrici della mamma da poco ritrovata, giovane donna esuberante e sopra le righe, che gli fa scoprire il rock ‘n’ roll. L’amore per la musica e il desiderio di diventare come Elvis lo porteranno a fondare la sua prima band… il resto è leggenda.,“Nowhere”, da nessuna parte, è dove lo svogliato quindicenne John Lennon è destinato ad andare, secondo le parole del preside della sua scuola. Ma “nowhere” sembra anche e soprattutto essere il luogo da cui proviene: una madre-bambina assente, un padre mai conosciuto, una zia distante nella sua severità… John si tormenta, alla ricerca di un posto che possa davvero chiamare “casa”. Lo trova, probabilmente, nella musica, il fil rouge che in qualche modo unisce i frammenti eterogenei della sua esistenza.,Fare un film su John Lennon senza John Lennon: il primo lungometraggio per il cinema di Sam Taylor-Wood è una biografia che saggiamente evita di essere didascalica per non scadere nella banalità (il che è molto facile, trattandosi di un personaggio tanto conosciuto) e di ridurre il racconto alle strizzate d’occhio (poche le citazioni), la più ovvia risorsa dei film di questo genere, che devono confrontarsi con le aspettative dei fans della figura su cui l’opera è incentrata. In effetti, Nowhere boy potrebbe essere la storia di un ragazzo qualunque: non intravediamo quasi mai il John Lennon che tutti conosciamo forse perché qui, più che il personaggio, interessa mostrare la persona. Lungi dal mitizzarne la figura, la regista ritrae un Lennon infantile, arrogante, per cui il pubblico istintivamente fatica a simpatizzare; la passione e l’inclinazione per la musica non nascono dal nulla, ma scaturiscono poco a poco, con l’aiuto di più persone (la madre, il nuovo amico Paul McCartney, persino la zia), e realisticamente maturano assieme al ragazzo, in un periodo di circa due anni in cui egli affronta le più sfortunate vicende familiari. ,È certamente allettante l’idea di cercare rispondenze tra gli eventi narrati e i fatti inerenti il John Lennon all’apice del successo: si potrebbe trovare un collegamento, ad esempio, tra il rapporto edipico con la madre e quello esclusivo con la seconda moglie Yoko Ono, esaltata come una figura materna: forse, però, non è nelle intenzioni del film spingere ad una tale operazione. ,I ventenni Aaron Johnson e Thomas Sangster, preparatisi duramente per le rispettive parti di John Lennon e Paul McCartney, sono abbastanza convincenti, non fosse per il fatto che John non è mai stato così bello e Paul non è mai stato così brutto. In ogni caso, il protagonista è spesso messo in secondo piano dalle ottime interpretazioni di Kristin Scott Thomas (la zia Mimi) e Anne-Marie Duff (la mamma). Apprezzabile e originale la scelta delle musiche, a cura dei Goldfrapp. ,A Sam Taylor-Wood va il plauso di aver messo insieme un prodotto che non si rivolge soltanto agli ammiratori dei Beatles o di John Lennon, ma a tutti coloro che siano interessati a seguire una storia avvincente. In linea con questa caratteristica risulta essere la scelta di non nominare mai il quartetto inglese, né includere sue canzoni nella colonna sonora (e dello stesso Lennon sentiamo un unico pezzo, “Mother”, nel finale). Eppure, nonostante le intenzioni evidentemente sincere, nell’insieme, il film della Taylor-Wood non lascia il segno: se da una parte il John Lennon “uomo comune” affascina e incuriosisce, dall’altra i fans avvertiranno un po’ la mancanza dell’aura di mito e della magia del personaggio a cui la storiografia della musica popolare ci ha abituato.,Maria Triberti,