In Nope OJ ed Emerald sono fratello e sorella. Gestiscono un ranch vicino a Hollywood dove allevano cavalli per spot e film che hanno ereditato dal padre morto in circostanze misteriose. Attorno e sopra al ranch, però, succedono cose strane e inspiegabili. Tra le nuvole si nasconde una sorta di disco volante affamato che inghiottisce e mangia tutto ciò che si muove e che lo guarda. OJ ed Emerald, aiutati dal regista Antlers e da un giovane esperto di videocamere, Angel, riprendono tutti i movimenti dell’Ufo e cercano il modo per eliminarlo…

Dopo Scappa-Get Out e Noi, il regista cult Jordan Peele torna con Nope in un film dove non ci sono rivendicazioni sociali così evidenti come nei due lavori precedenti ma che è un omaggio al cinema, ai suoi generi e alla sua storia. Si inizia, infatti, citando esplicitamente uno dei primi esperimenti di immagini in movimento del 1878, ovvero la corsa del cavallo fotografato in successione da Eadweard Muybridge. Un espediente che permette a Peele di tornare alle origini del cinema e di mettere l’accento non tanto sul cavallo ma sul fantino, un uomo di colore di cui OJ (Daniel Kaluuya, Scappa Get Out) ed Emerald (Keke Palmer) si dicono discendenti; la storia della settima arte, ci dice il regista, ha quindi come primo attore protagonista un uomo di colore. Peele in Nope costruisce un film in cui non mancano ritmo e tensione ed è evidente il gioco dei generi. Abbiamo la fantascienza con Ufo e alieni famelici; abbiamo l’horror perché non manca il sangue; abbiamo il thriller per la suspance di alcune scene e abbiamo il western perché la sfida finale tra i due fratelli e il mostro extraterrestre è un vero duello che si combatte tra cielo e deserto. Peele gioca anche con i B Movies che vengono ricordati in diverse scene, soprattutto per quanto riguarda la voracità del misterioso essere volante.

Nope è un compendio di storia del cinema anche per quanto riguarda le tecniche di ripresa che vengono mostrate. Vediamo infatti il regista Antlers (Michael Wincott), utilizzare cineprese a pellicola mentre il giovane tecnico Angel (Brandon Perera) si cimenta con videocamere 4K e in un frame compare anche il logo Imax. Molto citato Spielberg (Incontri ravvicinati del terzo tipo e Lo squalo) e anche il Napoléon di Abel Gance. Ci sono davvero tanti aspetti in Nope che affascinano ma rischiano anche di distrarre e disorientare lo spettatore. Con qualche scena cruenta che poteva essere risparmiata come l’inserto che vede protagonista una scimmia ammaestrata che, durante uno spot, diventa violenta fino a uccidere gli attori che recitano con lei prima di essere eliminata.

Stefano Radice

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