I Verneuil, una coppia molto unita della provincia francese, di tradizione cattolica e idee politiche ferme al generale De Gaulle, mal digerisce i matrimoni (civili) delle prime tre figlie: una con un bancario cinese, la seconda con un avvocato algerino, la terza con un imprenditore ebraico. Benché naturalizzati francesi, i generi vengono visti sempre con sospetto dal capofamiglia e da sua moglie, che fanno anche fatica ad accettare usi e abitudini delle nuove famiglie. Anche i generi però non scherzano, sempre occupati a punzecchiarsi con i luoghi comuni più vieti (l’ebreo affarista, l’arabo antisemita, il cinese sempre accondiscendente). L’espressione che dà il titolo originale al film: “Cosa abbiamo fatto al buon Dio?” esprime la frustrazione dei coniugi, che sperano che almeno l’ultima figlia possa sposarsi in chiesa. Quando questa annuncia che il fidanzato è cattolico i due tirano un sospiro di sollievo. Ma, naturalmente, arriveranno nuove sorprese.

Basato su opposti e contrasti, Non sposate le mie figlie! mette in scena attori molto noti come Christian Clavier e Chantal Lauby assieme a una nuova leva di commedianti francesi, che contribuiscono con ambientazioni, gag e battute a una macchina comica che funziona con precisione (ma anche con qualche passo falso: il prete cattolico è figurina grottesca, soprattutto nella scena in cui confessa più attento al suo tablet che a quanto gli viene detto), nella quale gli spunti per la risata sono ben ritmati, per quanto prevedibili, trovando il suo spunto più efficace nel razzismo più o meno consapevole di chi pensa sempre “che non ci sia niente di male” o del “stavo solo facendo una battuta”. Il film, acutamente, accomuna tutti in questo atteggiamento, specialmente nell’irrigidirsi dei due futuri suoceri, che si scopriranno speculari nella loro intolleranza, mascherata a tutti costi da correttezza politica, salvo poi ritrovarsi insieme davanti a una canna da pesca e una bottiglia di Calvados. Anche se ben lontano dalle tensioni e riflessioni di altri film sul tema (vedi Indovina chi viene a cena?, di Stanley Kramer), Non sposate le mie figlie! rimane una commedia spiritosa, che ricorda lo stile alla Louis De Funès, e capace di rivolgersi con successo a un pubblico sia giovane che over 60 (la riprova, gli incassi record in Francia), e rimarcare la possibilità di una convivenza felice. Se ci riescono i Verneuil, perché non tutti?

Beppe Musicco