Luca Miniero (Benvenuti al nord, Benvenuti al sud, Un boss in salotto) tenta di nuovo la carta cinematografica della diversità culturale e tradizionale. Questa volta, però, l’incontro-scontro etnico non è solo tra differenti identità regionali, ma anche tra religioni. Cecco (interpretato da Claudio Bisio) è stato eletto sindaco del suo paese natale, nella speranza di rilanciare l’immagine sia di Porto Buio, sia la propria di politico che sogna un futuro da europarlamentare a Bruxelles. Ma la sua isola è demograficamente morta, sono rimasti solo anziani e il “bambino” più piccolo è un ragazzotto sovrappeso con i baffi, mentre gli unici a fare figli sono i musulmani della comunità locale. Questa è capeggiata da Marietto/Bilal (Alessandro Gassmann), amico d’infanzia di Cecco convertitosi all’Islam dopo che, trent’anni prima, il neo-sindaco baciò la sua fiamma di allora, poi diventata suor Marta (Angela Finocchiaro). I tre si ritrovano insieme a barcamenarsi per organizzare un presepe vivente che, giorno dopo giorno, diventa sempre più multietnico. Il tutto tra il malcontento delle due comunità, cristiana e musulmana, che bisticciano in continuazione.

Il regista napoletano unisce bene anche due tematiche attuali come la bassa natalità italiana (secondo l’Istat il 2015 è stato l’anno con meno nascite dall’unità nazionale) e l’immigrazione. Il film strappa il numero di risate necessario per una sufficienza abbondante in pagella, grazie anche all’esperienza di attori comici di lunga data come Bisio e la Finocchiaro; ma anche Giovanni Cacioppo, seppure in un ruolo minore.

A tratti il film ironizza bene sulla mania italiana (molto politically correct) del non dover offendere nessuno a qualsiasi costo. Per cui, se la comunità musulmana di Porto Buio mette a disposizione un Gesù Bambino, le vengono concessi privilegi straordinari: la possibilità di pregare in una parte della chiesa; scrivere il cartello stradale del paese in doppia lingua italiana e araba; trasformare la scenografia del presepe vivente in una specie di bazar o di suk a cielo aperto, con la complicità del vescovo che deve attenersi alle «nuove disposizioni».

Pur essendo una commedia natalizia di gran lunga migliore rispetto ai soliti cinepanettoni, Miniero non riesce però a realizzare una pellicola originale nel trattare argomenti del genere (come invece riesce a Checco Zalone, per esempio). Soprattutto, nella parte finale, il film diventa un polpettone sentimentale con un forte retrogusto buonista, disperdendo parte del divertimento precedente.

Alessandro Giuntini