Edoardo Leo è certamente uno di quei nomi su cui la commedia italiana deve puntare: l’ha dimostrato come attore in La mossa del pinguino e Smetto quando voglio, uno dei migliori prodotti italiani degli ultimi anni, ma anche è anche un interessante regista per quanto un po’ acerbo (poco visto ma molto apprezzabile il suo esordio Diciotto anni dopo, per un ampio pubblico e più semplice ma interessante Buongiorno papà). La sua nuova opera da regista, Noi e la Giulia, tratto dal romanzo di Fabio Bartolomei Giulia 1300 e altri miracoli, ripropone per certi versi lo schema dei suoi due ultimi film da interprete sopra citati: un gruppo di 30/40enni senza grandi speranze di carriera si mette insieme per un’impresa impossibile o ai limiti della legalità. Naturalmente le cose andranno per il verso sbagliato, ma nessuno si farà del male e nel frattempo tutti diventeranno più amici e più maturi.

Se vi sembra un soggetto che vi suona familiare, è perché è più o meno ripreso da I soliti ignoti (Mario Monicelli, 1958): storia vecchiotta, ma funziona sempre. Nel caso particolare, Diego (Argentero), Fausto (Leo) e Claudio (Fresi) sono tre quarantenni in fuga dalla città e dai propri fallimenti, che si ritrovano ad acquistare insieme un vecchio casale (ognuno avrebbe voluto acquistarlo da solo, ma non avendo i mezzi necessari costituiscono una società comune). A loro si aggiungono il cinquantenne veterocomunista Sergio (Amendola), creditore di Fausto, ed Elisa (Foglietta), ragazza tuttofare incinta e piuttosto svanita. Ma non appena iniziano i lavori di ristrutturazione si presenta Vito (Buccirosso), un camorrista a bordo di una vecchia Giulia Alfa Romeo che chiede il pizzo. A questo punto il quartetto comincia a prendere decisioni molto avventate, che invece di risolvere la situazione la rendono sempre più complicata e difficile da gestire, nonostante la clientela cominci ad arrivare numerosa ed entusiasta del posto e dell’accoglienza.

La situazione confusa, le decisioni strampalate, l’incompetenza dei protagonisti generano da subito momenti e siparietti nei quali la simpatia degli interpreti è fuori discussione; i dialoghi del film però mancano sovente di verve, affidandosi troppo alla caratterizzazione dei personaggi. Argentero, una volta tanto col suo naturale accento piemontese, è azzeccatissimo, e lo stesso si può dire per la Foglietta, sempre tra le nuvole ma paradossalmente dotata di più senso pratico degli altri. Amendola e Buccirosso, gli attori più maturi, sono una garanzia, così pure i più giovani Leo e Fresi. Ma sembra che tutti giochino troppo di sponda, aspettando sempre l’imbeccata, limitandosi a reagire alle mosse degli altri e la risata tarda spesso ad arrivare. Viene spontaneo il paragone con Smetto quando voglio, dove stupiva la cialtronesca intraprendenza di Leo che trascinava tutto il gruppo, sfruttando al massimo l’esagerazione ingenua e il paradosso, mentre in Noi e la Giulia tutto appare un po’ prevedibile, con un finale enfatico (con tanto di predicozzo giustificativo). Edoardo Leo ha ancora molto da dire, e può farlo anche meglio.

Beppe Musicco