Si può organizzare un grande evento punk in una città di provincia come Grosseto? È quello che provano a fare i protagonisti di Margini, opera prima di Niccolò Falsetti in questi giorni al Festival di Cinema di Porretta (BO). Il film, selezionato alla Settimana della Critica della Mostra del Cinema di Venezia, è tornato dal Lido con il premio del pubblico della sezione dedicata alle opere prime che è stato il trampolino di lancio anche verso altre manifestazioni, ad esempio Annecy Cinema Italien e la Mostra del Cinema Italiano di Barcellona. Con ogni probabilità il film sarà anche uno dei protagonisti ai prossimi David di Donatello. Nato e cresciuto a Grosseto, dopo la laurea Niccolò Falsetti si trasferisce a Londra e a Berlino. Dal 2010 lavora come autore e regista sia in autonomia che all’interno del collettivo di autori e filmmakers Zero che negli anni ha realizzato documentari, cortometraggi, campagne virali, progetti crossmediali, serie web e spot. Falsetti gira anche una serie di videoclip musicali e lavora anche come regista di seconda unità con i Manetti bros., sia sulla trilogia di Diabolik che sulla serie Tv L’ispettore Coliandro.

Margini è ambientato a Grosseto nel 2008. Edoardo, Iacopo e Michele sono i giovani membri di un gruppo punk. Stanchi di suonare nelle sagre paesane hanno finalmente l’occasione di riscattarsi aprendo la data bolognese dei Defense, famosa band punk hardcore americana. Quando il concerto viene annullato, i tre non si danno per vinti, cercando di portare i Defense proprio a Grosseto. Il piano, però, si rivela più difficile del previsto e rischia di mettere in discussione la loro amicizia.

«Ho scritto il film con Francesco Turbanti e Tommaso Renzoni», racconta il regista a Sentieri del Cinema. «Con Francesco, che è l’attore che interpreta Michele, ci conosciamo da tempi delle elementari; siamo cresciuti insieme. Per tanti anni abbiamo suonato in un gruppo punk. Quando abbiamo iniziato a fare questo mestiere, abbiamo coltivato l’idea di combinare la nostra passione per la musica con il nostro essere autori. Siamo stati ispirati dal romanzo Costretti a sanguinare di Marco Philopat e dall’idea di un contrasto, quello di un concerto punk non in metropoli come Milano, Roma, Londra ma in una realtà in cui non succede quasi niente. Questo spunto ci sembrava divertente e da lì siamo partiti per la nostra storia. Abbiamo incontrato i nostri produttori,  Alessandro Amato e Luigi Chimenti e insieme a loro abbiamo costruito un gruppo di lavoro che ha seguito il progetto in tutte le fasi. In corso d’opera sono intervenuti anche i Manetti Bros. con cui ho avuto modo di collaborare in questi anni; il progetto gli è piaciuto e ci hanno messo nelle condizioni migliori per realizzare quello che avevamo in mente»

Come mai l’ambientazione nel 2008?

«Volevamo ambientare la storia in un periodo in cui non si sentiva ancora la crisi economica che stiamo vivendo ora. In quegli anni la scena musicale hardcore era ancora viva; nascevano molti gruppi e non mancava la vitalità che ora è un po’ più sacrificata. Inoltre, in quegli anni eravamo all’alba dei social; volevamo mettere in scena situazioni autentiche e realistiche non mediate dai nuovi media. Per questo abbiamo voluto ambientare la storia in quegli anni quando erano ancora possibili rapporti più diretti tra le persone al di fuori della dimensione digitale».

Vi siete ispirati a qualche modello particolare per questa commedia anche amara?

«Abbiamo guardato alcuni film che ci interessavano per la struttura della storia; su tuti citerei Full Monthy, che è stata la nostra fonte di ispirazione principale. Se in Margini c’è il contrato tra il punk e la provincia, in Full Monthy abbiamo il balletto con spogliarello e la classe operaia. Inoltre, per il tipo di energia che si crea tra i protagonisti, un altro film che ci ha ispirato è stato L’odio di Mathiew Kassovitz, un film che ci ha cambiato la vita».

Cosa ci può dire del suo rapporto con Grosseto e la provincia?

«La provincia vive una grande contraddizione. Paradossalmente offre molte possibilità, maggiori anche di quelle che si trovano nelle città, ma poi manca la concretezza per realizzarle. I ragazzi vivono in queste realtà in cui non succede niente ma in cui potrebbe accadere di tutto. Tutto sfuma perché non ci sono piani precisi per mettere in pratica le idee. E poi c’è il contrasto tra le vecchie e le nuove generazioni che non sono considerate nel modo appropriato dai più anziani».

Nelle note di regia al film si legge che dalla provincia sarebbe bene scappare in tempo…

«Quando ho scritto quelle note, intendevo dire che io mi consolavo sapendo che me ne sarei andato. Io sono stato portato o costretto a partire perché a Grosseto non avevo la possibilità di poter realizzare quello che avevo in mente».

Il film ha avuto un bellissimo percorso, a partire da Venezia  e poi anche nei cinema. Quale futuro immaginate per il film?

«A Venezia siamo stati molto bene; abbiamo raggiunto un traguardo importantissimo. La Settimana della critica è stato il contesto perfetto per il film. Tornare a casa per giunta con un premio molto importante da un festival così prestigioso, è stato qualcosa che non ci aspettavamo. Una volta al cinema, Margini ha avuto un ottimo passaparola. Noi ci siamo impegnati molto, accompagnandolo in più di 40 presentazioni con il pubblico; ci siamo giocati tutte le carte possibili e questo ha dato frutti anche inaspettati. Per noi è stato importante che il film sia stato visto dal maggior numero di persone possibile e ora speriamo anche in un approdo su piattaforma per completarne il percorso». (Credit foto Federica Bettocchi)

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