Uscito non troppo casualmente in un momento in cui in Italia la parola escort è diventata comune su quotidiani e tv, ma scritto almeno un anno prima, questo esordio alla regia di Massimiliano Bruno, cosceneggiatore di tanti successi di Fausto Brizzi ha dalla sua un ottimo cast, capeggiato da Paola Cortellesi, credibile sia nella parte dell’arricchita razzista più per superficialità che per cattiveria, sia in quella della madre messa alle strette dai debiti e costretta a trasformarsi in escort per non perdere il figlio.,Mentre stupisce piacevolmente la performance di Raul Bova (gestore di internet point coatto ma d’animo nobile soprattutto con gli stranieri), non è una sorpresa Rocco Papaleo, qui portinaio un po’ razzista ma di buon cuore che si scaglia contro il buonismo pro-extracomunitari del nemico-amico Giulio, prendendosela con una mentalità “alla Nanni Moretti”, che quando si tratta di immigrazione in realtà anima un po’ tutto il cinema italiano, non esclusa questa pellicola. ,Attorno a loro un mondo fatto di gente cafona ma di buon cuore, si tratti di borgatari o di immigrati dalle più varie provenienze, di escort che rinverdiscono senza vergogna il cliché della “puttana di buon cuore” , o di servizievoli gay pronti a offrire istruzioni per la vita sentimentale contemporanea. ,La storia, se non si presta troppa attenzione ai diversi buchi di sceneggiatura, qualche comodo guardacaso e a un set up colpevolmente assente, fila via piacevole tra situazioni esilaranti anche se spesso sopra le righe (i “clienti” di Alice sono tutti dei personaggi, dal maniaco dei fumetti a quello che vuole essere insultato) e una solidarietà di fondo che intenerisce anche quando non convince del tutto. Al di là delle risate però rimangono i problemi.,A una commedia non si può chiedere un’analisi sociologica del fenomeno delle escort, ma si resta delusi di fronte alla mancanza di reale approfondimento psicologico della protagonista. A parte una piccola resistenza iniziale, Alice sembra passare indenne attraverso i sei mesi di “professione” e una volta pagato il suo debito chiuderebbe attrezzi e frustino in una valigia allontanandosi con un'amica in più. L’unica crisi avviene solo nel momento in cui (fin troppo casualmente), Giulio, di cui si è innamorata, la scopre. ,A suo tempi Pretty Woman, che pure era quasi una favola, pur condendo la sua storia di romanticismo, non faceva sconti sul modo in cui la prostituzione minava la concezione e il rispetto di sé della protagonista Vivian. ,Il film di Bruno, da titolo, sottolinea che il comportamento della sua protagonista non può essere né giudicato né condannato, e in effetti Alice (sulla linea di tante eroine romantiche costrette ad un infame compromesso per amore) fa quello che fa per la più nobile e “perdonabile” delle ragioni, non perdere suo figlio. Non è però il caso della sua amica Eva, che di queste costrizioni non ne ha, ma di sicuro è affezionata al suo attico vista Colosseo e che considera gli uomini come dei bancomat il cui codice è contenuto nei loro ormoni. Anche lei non la possiamo giudicare, e infatti, Alice la fa riconciliare, senza grossi problemi e con un’ellissi quanto meno sospetta, con i genitori che a suo tempo non avevano condiviso la sua scelta “professionale”.,Il rischio, alla fine, è che si abdichi a qualunque tipo di giudizio, come se fare la escort potesse essere un problema sociale e politico, ma non psicologico e morale. Forse il problema invece è che il mondo contemporaneo non voglia o non possa giudicare nulla perché ha perso la capacità di perdonare.,Laura Cotta Ramosino,