Un ex militare in pensione alla ricerca del figlio soldato durante una licenza a due passi da casa. Dalla parte dei padri, e della realtà. Sono queste infatti le due parole che emergono nell’ultimo film di Paul Haggis, premio Oscar due anni fa per “Crash – Contatto fisico” e sceneggiatore degli ultimi film di Clint Eastwood, da “Million Dollar Baby” al recente dittico sulla battaglia di Iwo Jima. Un padre (uno splendido Tommy Lee Jones) cerca il figlio soldato in Iraq e che è scomparso non a Baghdad ma a casa, in America. Lo cerca ovunque, mette sottosopra un distretto di polizia perché vuole vederlo in faccia, vuole toccare con mano quello che è successo. Coraggioso di fronte all’enormità del male, come il piccolo Davide di fronte allo smisurato Golia, è un padre che vuole vedere in faccia il male, anche il male più grande, quello che pare impossibile da fronteggiare. Vuole guardare negli occhi il mostro, proprio come perché come Davide, che nella biblica Valle di Elah riuscì a tenere lo sguardo fisso sul bestione per mirare in mezzo agli occhi. Un film duro ma non crudele né disperato, sulla necessità di star di fronte al male, anche al proprio male, in Iraq come ovunque. Non si scappa di fronte a quel che si è fatto, sembra dirci Haggis, che pur non nascondendo le proprie perplessità sull’intervento americano in Iraq non la butta sul facile slogan ma cerca di ragionare intorno alle scelte di un personaggio a cui la realtà sembra aver tolto tutto. E alla fine quello che delinea non è la figura di un perdente, ma di un uomo vero: che non si tira di fronte alle proprie colpe e che chiede, tra le lacrime, di non essere abbandonato a se stesso.,Simone Fortunato ,