“Nativity”, è bene dirlo subito, è una versione hollywoodiana della nascita di Gesù. E questo non è necessariamente un male, perché il film aderisce con cura ai dettagli evangelici e li drammatizza con sincerità e senza esagerazioni. Non ci sono istrionismi o grandi prove attoriali, ma tutte le interpretazioni sono credibili e ben recitate, anzi qualcuna anche più di questo. Piuttosto che cercare di modernizzare una storia ben nota, la regista ha scelto di renderla in modo classico, con un tono narrativo quieto e scorrevole, pur senza sacrificare gli elementi fondamentali di un film (personaggi credibili, una certa suspense, dialoghi convincenti). Da questo punto di vista c’è di buono che i Vangeli forniscono tutto questo, a partire dalla figura del cattivo, un Erode con chioma fluente, barba acconciata ed espressione malevola, perfettamente reso da Ciaran Hinds. I tre Re Magi sono più che credibili come astronomi e studiosi, e forniscono anche qualche momento umoristico al momento di decidere di mettersi in viaggio. Gli eventi più “politici” (l’occupazione romana, la dominazione di Erode), sono messi in secondo piano rispetto alle vicende più intime di Gioachino e Anna e di Maria, loro figlia: la gravidanza e lo scandalo che potrebbe scoppiare sono ben resi in dialoghi semplici e precisi, e aiutano ad apprezzare la figura di Giuseppe, uomo fedele alla legge ma capace anche di fidarsi della parola di Maria (la brava sedicenne Keisha Castle-Hughes, già nominata all’Oscar per “la ragazza delle balene”) e del sogno che lo invita a non temere. Se alcuni particolari possono risultare fastidiosi alla nostra sensibilità europea (la musica spesso ridondante, un angelo dall’aspetto new-age, la voce tuonante di Dio e altre piccolezze) resta comunque più che apprezzabile la capacità della regista di immedesimarsi nella storia e nei pensieri di una ragazza che aspetta un figlio in tempi tribolati e il realismo con cui è stata resa la storia. Ben lontano dagli accenti e dalla tragedia di “Passion” di Mel Gibson, “Nativity” è un film che merita comunque di essere visto, risultando ideale soprattutto per un pubblico di famiglie e di bambini, con intento quasi catechistico. ,Beppe Musicco