Il botteghino lo ha dimostrato: Natale sul Nilo è stato “il” film di Natale di quest’anno. Con quattro milioni e mezzo di spettatori ha surclassato anche Aldo, Giovanni e Giacomo. È un prodotto che ha avuto successo, e nonostante riprenda ogni anno la stessa formula, questa volta ha superato di gran lunga i film precedenti. Tra l’altro, in alcuni momenti, Boldi e De Sica brillano nelle loro capacità di comico e commediante, e i Fichi d’India ci sanno veramente fare. Non saremo noi quindi a criticare il pubblico che ha premiato il film: la gente va al cinema, è contenta, e questo basti. Quello che infastidisce però è, nella martellante campagna che ha preceduto l’uscita e che ancora lo accompagna, la pretesa di autori e interpreti di “posizionare” il film.

Se molti hanno a ragione fatto notare che il film è pieno di volgarità (turpiloquio, situazioni variamente intestinali, allusioni sessuali esplicitate a parole e gesti), sarebbe stato auspicabile che i vari Boldi e De Sica (e soprattutto quest’ultimo, che non perde occasione per vantarsi dell’eredità artistica del padre), lo ammettessero semplicemente: è un film volgarotto, che va bene per farsi quattro risate in compagnia e uscire dalla sala facendo i rumori con la mano sotto l’ascella. In televisione c’è di peggio. Però farlo passare come un film innocuo, buono anche per i bambini perché ormai queste cose le vedono tutti i giorni, ci sembra (questo sì) abbastanza sconcio.

Beppe Musicco