Napoleon si apre nel 1793 mentre l’orrore giustizialista rivoluzionario incendia la Francia. Vediamo Maria Antonietta, altera anche nelle vesti strappate, farsi strada verso i suoi carnefici mentre il popolaccio le lancia insulti e pomodori. Questa sequenza dà il via al film di Ridley Scott con una spinta che ci trasporta immediatamente nello spirito, tragico e turbolento, di quel tempo. Col cadere della lama della ghigliottina appare Napoleone, la cui biografia tocca doverosamente eventi importanti come il regno del Terrore e l’insurrezione monarchica, anche se apparentemente solo per dovere di cronaca storica.
Napoleone Bonaparte (Joaquin Phoenix) può apparire all’inizio solo come un personaggio delle cronache del tempo; ma è logico che, coprendo un periodo di quasi trent’anni, Scott deve scegliere cosa approfondire e cosa solo accennare. Conoscendo la storia del regista, sono principalmente le scene di battaglia e di massa quelle che hanno attratto Scott per la realizzazione di questo film: la campagna di Napoleone in Egitto, anche se breve, culmina in una battaglia visivamente sontuosa vicino alle piramidi di Giza. La battaglia sulle superfici innevate di Austerlitz è, in assoluto, la sequenza più impressionante del film; la maestria di Ridley Scott si manifesta nel suo senso delle proporzioni, nell’equilibrio tra la descrizione del caos brutale della battaglia e le brillanti manovre tattiche (la tensione che si crea nel guardare queste scene è la conferma che Scott è un maestro nell’organizzare le scene di massa). Anche Waterloo, rappresentazione dell’epica battaglia che pose fine al suo potere, nella sua magnificenza e crudezza non supera le scene di Austerlitz.
Non mancano nel film alcune scene nelle quali si ironizza sulle insicurezze e il comportamento prepotente del generale diventato imperatore (quelle che hanno maggiormente irritato la critica francese), come nei rapporti coi generali inglesi o lo Zar di Russia. Non meno curioso è il momento in cui rimprovera con condiscendenza sua moglie Josephine (Vanessa Kirby), dicendo in tutta serietà: «Non sono soggetto a piccole insicurezze». Ma mentre questi momenti possono suscitare il sorriso, il film passa rapidamente e spesso dall’umorismo alla cupezza intrisa di malinconia. Phoenix interpreta l’imperatore nella vita privata come un debole che viene tradito dalla moglie, e il cui vorace bisogno di accumulare potere è pari solo al potere che Josephine esercita su di lui. La crescente paranoia di Napoleone, la totale mancanza di autocoscienza e i mormorii che lo seguono costantemente sono la cifra su cui è impostata tutta la sua recitazione: non aspettatevi da Napoleon qualcosa di simile alla giocosa leggerezza del Marie Antoinette di Sofia Coppola o alla pervicacia di un Barry Lyndon di Stanley Kubrick. Nella maggior parte dei casi, i lampi di umorismo del film si scontrano con i ben più frequenti tentativi di serietà quando il protagonista è in battaglia o impegnato in discussioni politiche, o quando la sceneggiatura si addentra nel tumulto emotivo generato dal complesso rapporto con Josephine.
Se si può fare una critica a questo ritratto di Napoleone, è che appare come un personaggio dallo scarso carisma, decisamente in contrasto con la sua capacità di trascinare una nazione a credere in lui, e le sue truppe a seguirlo volontariamente nei momenti più difficili, fino a riprendere le armi in seguito al suo illegale ritorno dall’esilio elbano. La travolgente epopea della sua vita in Napoleon è quasi messa in ombra dalla sua vanità e dalla fragilità nel suo rapporto con le donne.
Dopo la sua uscita al cinema, il film sarà anche sulla piattaforma Apple TV+ nella versione originale di quattro ore e mezza.
Beppe Musicco
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