Scritto da due sceneggiatori che già conoscono molto bene il panorama musicale (Dick Clement e Ian La Frenais, già autori di Still Crazy, Across the Universe e di quel piccolo capolavoro che è The Committments), My Generation è un agile e frizzante documentario sui fatti (e i miti) legati all’irrompere, nella Londra degli anni 60, di nuovi punti di riferimento per i costumi giovanili. Musica, moda, immagini, luoghi, vengono letteralmente rivisitati da uno dei protagonisti di allora (e di oggi): il dinamico 84enne, ma in spirito ancora giovanissimo, Michael Caine. Con un astuto gioco di sovrapposizione di vecchi spezzoni di suoi film come Alfie o quelli in cui impersonava l’agente Harry Palmer, Caine ripercorre (a suon di musica del tempo) strade reali e luoghi della memoria, in compagnia di voci di altri personaggi del tempo, come Mary Quant (l’inventrice della minigonna), Marianne Faithfull, ai tempi compagna di Mick Jagger, Paul McCartney, Roger Daltrey della rockband The Who e così via.

Filmati dell’epoca, in uno splendido bianco e nero o in colori ormai slavati dal tempo, riportano lo spettatore ai tempi delle prime radio pirata che trasmettevano rock’n’roll in onde corte, arrivando in tutta Europa, dei locali nei quali il rigidissimo sistema classista inglese veniva per la prima volta messo in crisi, di una società ancora povera, ma che guardava al futuro con grande fiducia (e sognando l’America, come tutti). Accorciando le gonne, trovando nuove ispirazioni musicali e nuovi linguaggi artistici e grafici. Anche lasciandosi tentare dalle droghe, che condizionarono pesantemente la vita di molti. Contraddizioni che non vengono nascoste o giustificate, ma che restano comunque a testimonianza di un periodo che, nel bene e nel male, ha determinato i costumi dell’occidente per molti anni a venire.

Beppe Musicco