Basri è un uomo solo. È vedovo e l’unico figlio, Seyfi, che frequentava l’università a Istanbul, è scomparso da diciotto anni, dopo essere stato arrestato per le sue opinioni politiche. La moglie è morta sei anni dopo la scomparsa del figlio. Così tutti i mesi Basri imbuca due lettere per chiedere di conoscere la sorte del figlio: una al Ministero degli Interni, l’altra alla Questura. Lettere che non solo non hanno mai avuto risposta, ma che gli sono costate perquisizioni, convocazioni, insulti e percosse da parte dell’autorità. Basri si alza tutte le mattine e comincia a percorrere i binari prossimi al paese di montagna dove abita. Cammina solo e non parla con nessuno, anzi, è oggetto delle ironie dei suoi colleghi, per via delle lettere che spedisce. L’arrivo in città di un nuovo commissario, Murat, sembra però cambiare le cose. Murat appare più interessato a capire cos’è veramente successo, più che a perseguitare Basri, chiuso nella sua solitudine e nel suo dolore. Nato dalla volontà del regista Aydin di non lasciare che vengano dimenticate le repressioni degli oppositori e delle minoranze curde della Turchia, Muffa è un’opera dagli scarsi dialoghi e dal cast ridottissimo, che preferisce affidare alla pura presenza scenica degli attori e alle inquadrature di una natura fredda e spoglia la narrazione di una storia fatta di attesa e dolore. Così la muffa del titolo si riferisce all’atmosfera incancrenita di un sistema che, ad onta della volontà di apparire una democrazia europea, ha continuato a perseguitare e reprimere, facendo scomparire centinaia di oppositori. Ciò nonostante, Muffa non è essenzialmente un film politico, quanto piuttosto un’amara riflessione sul dolore e sulla scomparsa, nella visione di un uomo solo, che negli anni ripete meccanicamente i suoi gesti, al quale niente riesce più a dare pace. Premio Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima (Luigi de Laurentiis) alla 69° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.,Beppe Musicco,