Grande sorpresa alla Mostra del Cinema di Venezia 2019, e ora visibile sulla piattaforma Netflix, Mosul – tratto da un articolo del New Yorker – è un film diretto dall’esordiente Matthew Michael Carnahan (noto come sceneggiatore, tra gli altri, di film adrenalinici come The KingdomWorld War Z e Deepwater Horizon) e prodotto dai fratelli Anthony e Joe Russo, i registi degli ultimi Avengers. Attori quasi tutti mediorientali o nordafricani, ma produzione americana con professionisti tecnici di prim’ordine, tra cui l’italiano Marco Fiore (naturalizzato americano) alla fotografia e già vincitore di un Oscar per Avatar, e Alex Rodriguez al montaggio (nel suo carnet, I figli degli uomini).

Mosul è la la storia della lotta per riconquistare la città irachena caduta nelle mani dei miliziani del Daesh (come in arabo viene chiamato lo stato islamico voluto dall’Isis) da parte della SWAT, squadra speciale di Nineveh: un’unità di ex agenti di polizia formati come corpo scelto dai cittadini scacciati dalla loro città (e spesso di religione cristiana). Uomini che hanno visto uccidere figli, fratelli, parenti, che hanno perso la casa, che lottano senza sosta e riposo; e che sanno che nessuno sarà fatto prigioniero, né dai nemici, né da loro. Il film si apre con un feroce combattimento tra tre poliziotti e una squadra di miliziani del Daesh. I tre stanno per essere sopraffatti quando dei blindati con la bandiera dei pirati fanno la loro comparsa. Sono gli uomini della Swat Nineveh che arrivano, sparando e lanciando granate all’impazzata. Quando il fumo si dirada, la prima cosa che fanno è chiedere i nomi ai poliziotti salvati, per consultare un lungo elenco di uomini che erano passati all’Isis e che ora, vista la ritirata, stanno cercando di cancellare il loro passato. La presenza nell’elenco dei traditori è certezza di un’esecuzione sommaria. Dimostrata l’innocenza, il giovane Kawa – che era stato arruolato dallo zio morto nell’azione – passa nei ranghi della SWAT comandata da Jasem, un ufficiale impegnato con tutte le sue forze a liberare la città, battendo quartiere per quartiere, nella speranza di poter tornare alla vita di prima.

Nel film vediamo una dozzina di uomini combattere, subire perdite, temere agguati e tradimenti, scontrarsi con irakeni di altre fazioni o etnie. Un eccellente film di guerra che ricorda per tensione e spettacolarità dell’azione film hollywoodiani, ma con un maggior senso della realtà e della verità storica.

Antonio Autieri