Quello cui assistiamo oggi è solo l’inizio: Bolt, Viaggio al centro della terra, Mostri contro alieni sono l’avanguardia delle prossime truppe hollywoodiane dall’uniforme tridimensionale (anche la Pixar si allinea e farà tornare in sala tutti i sui film appositamente rimasterizzati). La Dreamworks, produttrice del film, sostiene che è il più grande salto tecnologico fatto dal cinema dall’introduzione del colore e che non ha niente a che spartire coi timidi tentativi degli anni ’50, quando per qualche titolo tutti si infilarono degli occhialetti di cartone dalle lenti di plastica verde e rossa. Il “nuovo” 3D effettivamente è molto più sofisticato, anche se le lenti necessarie alla visione tolgono un po’ di brillantezza e luminosità alla proiezione, ma l’effetto è indubbiamente coinvolgente ed in grado di attirare l’attenzione su titoli che, senza effetti, sarebbero perlomeno giudicati mediocri. Prendete proprio Mostri contro alieni: la citazione dei B-Movie degli anni ’50 è una cosa simpatica (dal Mostro della laguna a The Blob), ma di certo se ne accorgono solo i cinefili o gli spettatori di una certa età, e la storia è ben poca cosa: il giorno delle nozze la giovane Susan viene colpita da un meteorite e si ritrova coi capelli bianchi e a crescere di fino a diventare alta come un palazzo di cinque piani. Scaricata dal suo vanesio fidanzato, viene rapita da un battaglione di soldati e rinchiusa in una base militare di cui tutti ignorano l’esistenza (sono, tra l’altro, scene inutilmente crudeli e tristi, che non si capisce cosa ci facciano in un film esplicitamente rivolto ai bambini). Lì incontra altri “mostri”, rinchiusi da decine di anni: il Dottor Scarafaggio, uno scienziato pazzo che per un esperimento sbagliato si è trasformato in un insetto gigante; B.O.B, una sorta di gelatina bluastra con un occhio solo e senza cervello; L’anello mancante, un essere metà pesce e metà scimmia e, per finire, Insettosauro, una larva pelosa alta cento metri. Al comando del generale Monger dovranno vedersela con Galaxhar, un alieno che vuole distruggere la terra con dei robot che assomigliano a giganteschi panettoni spartitraffico. Ognuno di questi personaggi, con l’eccezione di Susan, ha una personalità praticamente inesistente e tutto si riduce nelle scene di azione, che, grazie appunto al 3D, fanno sentire anche lo spettatore sul campo di battaglia, sfiorato dai raggi e proiettili vari. Può bastare per accontentare lo spettatore? Forse i più piccoli; e sicuramente la versione 2D (comunque ancora più la più diffusa, sono solo un centinaio le sale tridimensionali) enfatizza la debolezza della storia. Ma per giustificare l’inevitabile aumento del prezzo del biglietto dei film in versione 3 D sarà bene che gli sceneggiatori si impegnino maggiormente.,Beppe Musicco