La scomparsa, a soli 21 anni, di Josciua Algeri dice qualcosa solo a chi ha visto il suo unico film: Fiore di Claudio Giovannesi. Ma in loro, ha suscitato una forte commozione la notizia che, la mattina di sabato 4 marzo, il ragazzo ha perso la vita a Bergamo, quando ha perso il controllo della sua moto che si è schiantata contro un’auto.

Josciua, fino alla partecipazione a Fiore, era soprattutto un musicista rap che aspirava a far diventare le sue prime esperienze artistiche qualcosa di solido. Mentre come attore, aveva avuto solo qualche esperienza teatrale. La sua breve e giovane vita era stata segnata prima di tutto dal carcere minorile: originario della Val Seriana, in una famiglia a dir poco problematica, viene tolto a 8 anni ai genitori; inizia quindi l’andirivieni tra comunità e case famiglia. E presto, da adolescente, i piccoli reati, poi lo spaccio di droga, quindi il carcere. Ma proprio al Beccaria di Milano aveva scoperto le arti, la musica e il teatro innanzi tutto, nell’ambito di progetti di recupero educativo. Aveva scritto un brano musicale, “A testa alta”, premiato al 23° Festival Città di Caltanissetta. Finita la detenzione nel 2014 si era avvicinato al mondo della musica, aveva recitato a teatro ed era poi stato selezionato per Fiore da Giovannesi, che lo aveva visto appunto in una rappresentazione teatrale organizzata nel carcere Beccaria. Nel film recitava un ruolo cucito addosso su di lui: Josh, giovane recluso di un carcere minorile che in prigione conosceva un’altra sbandata come lui, Daphne, e con lei progettava un futuro lontano dai rispettivi errori.

E di sogni di riscatto ne aveva tanti Josciua, diventato giovanissimo padre (la sua pagina Facebook è ricca di messaggi d’amore per la sua bambina di poco più di un anno) e ancora affamato di vita e di riscatto. Così Josciua Algeri, che era tornato a vivere nel suo paese di Pradalunga, in Val Seriana, è stato ricordato da Claudio Giovannesi: «Era un grande vero talento, l’ho conosciuto attraverso i suoi pezzi musicali, era preparato e con già qualche esperienza di teatro, con un futuro da professionista». Fiore, che ha ottenuto 6 candidature agli imminenti David di Donatello (tra cui come miglior film, per l’interpretazione di Daphne Scoccia come miglior attrice protagonista e di Valerio Mastandrea come miglior attore non protagonista), doveva essere nei suoi progetti l’inizio di un lungo percorso. «Voglio proseguire su questa strada e fare l’attore. Anche per la mia bambina, che è la cosa più bella della mia vita». Lui diceva che il cinema e Giovannesi lo avevano salvato, perché temeva di ricadere dentro brutti giri, e invece gli apprezzamenti per Fiore e il suo esaltante tour promozionale – fin dalla presentazione a Cannes nella sezione Un Certain Regard – gli avevano dato sicurezza e voglia di andare avanti. «Sono cambiato. Ora voglio continuare con la musica e con la recitazione, ho fatto anche i provini per Gomorra 3».

Tutti hanno scritto che i suoi sogni di riscatto sono stati spezzati da quel “maledetto” incidente. Che brutto modo di chiudere il discorso con una vita tanto breve quanto drammatica: come se la sua speranza di riscatto si fosse svelata come un’illusione; come se le promesse della vita, per lui, fossero state solo un inganno. E invece Josciua, comunque, ce l’ha fatta. Perché l’anonimo ragazzo che faceva dentro e fuori dai carceri minorili è entrato nel cuore di chi ha amato quel film grazie al suo “gemello” cinematografico. E non ce lo dimenticheremo più. Una vita breve, ma vera pur nelle sue contraddizioni (come tutte le vite): dal buio degli errori e della galera, alla luce della musica e della recitazione in cui è riuscito a raccontarci se stesso.

Antonio Autieri