Non poteva essere più drammatico, l’inserimento di Bachir Lazhar nel mondo della scuola: immigrato nel Canada francofono dall’Algeria, si offre come supplente in una quinta elementare dove nessun insegnante vuole entrare, dato che la precedente maestra si è impiccata in classe mentre gli alunni erano in cortile per la ricreazione. Lazhar si presenta con delicatezza, e vista la sua dichiarata esperienza come maestro ad Algeri, viene subito assunto da una direttrice che ha già grossi problemi, e mandato in classe allo sbaraglio. Qui il maestro rivela il suo animo gentile, anche se dai parametri pedagogici alquanto differenti dagli standard canadesi: il suo francese è diverso da quello che si parla a Montreal, il linguaggio dello scrittore a lui caro Honoré de Balzac risulta poco comprensibile agli alunni, anche le forme grammaticali e sintattiche che usa sono ormai desuete. Ma soprattutto Lazhar vuole bene agli studenti, e se c’è bisogno sa intervenire con una parola buona, un rimprovero ma anche con uno scappellotto, comportamento rischioso e inaccettabile dalle regole politically correct. E qui film non risparmia il sarcasmo sulla società canadese (critica per certi versi affine a quella de Le invasioni barbariche), dove qualsiasi contatto fisico tra un adulto e un bambino è a rischio denuncia, con risultati a volte grotteschi, a volte drammatici.

Lazhar è un puro, ma non è uno stupido. È un insegnante che vuole bene ai propri studenti per come sono, coi loro comportamenti a volte maturi, altri infantili; col peso del trauma da loro vissuto, che non c’è psicologo o riunione a porte chiuse che possa risolvere, se non trovano uno sfogo al dolore che gli adulti preferirebbero cancellare come se non fosse esistito. adulti che non hanno idea di come porsi di fronte ai propri figli, o che se le hanno sono terribilmente irrealistiche (come il genitore che pretende che la scuola istruisca senza educare), davanti ai quali Lazhar si trova spaesato come un alieno, lui che ha dovuto affrontare tragedie molto più grandi che solo ora comincia, timidamente, a condividere con una delle colleghe di scuola. Per quanto breve sia la sua esperienza, i suoi alunni certamente non si scorderanno mai di lui. Il film di Falardeau (già candidato all’Oscar come miglior opera straniera) è partecipe delle vite e dei sentimenti dei suoi personaggi, non ne nasconde le debolezze ma nemmeno gli slanci e i giudizi, mostrandoci realisticamente tipi umani interessanti, che interrogano lo spettatore (e sui quali è interessante confrontarsi).

Beppe Musicco