Film sorprendente, volgare e controcorrente. Allison rimane incinta di un poco di buono, soprappeso, bruttarello, neanche troppo intelligente, un ragazzotto che vive di rendita coi soldi presi per un incidente di macchina e che passa la sua giornata tra alcool, spinelli e scherzi – peraltro piuttosto divertenti – agli amici. Un ragazzo senza prospettive e senza sogni, eccettuato le velleità porno-informatiche (il ragazzo e i suoi amici vorrebbero mettere in piedi un sito internet che avverte a quali minuti di quale film si vedono le star di Hollywood nude). E poi, “chissà che patrimonio avrà”, come si lascia sfuggire la futura cognata. Insomma: Allison dovrebbe abortire. Chi glielo fa fare ? E’ appena stata promossa come giornalista di punta di E – Entertainment e la pancia, si sa, non è molto fotogenica. Sua sorella storce il naso, sua madre punta il dito: hai fatto uno sbaglio. Sbarazzatene.

Il punto è che Allison il bambino (anzi, la bambina) vuole tenerlo. E vuole tenerlo pure Ben lo spiantato, seppur dopo i primi, comprensibili, imbarazzi. Lo tengono, incasinati, litigiosi e contenti perché come dice il padre pluridivorziato di Ben: “La vita se ne frega dei tuoi progetti. Devi assumerti le tue responsabilità”. E Ben se le assume, seppur faticosamente. Trova persino un lavoro e una casa che rende accogliente per il bimbetto. Si mette persino a leggere libri sulla maternità per stare più vicino alla compagna. In poche parole: cambia, contro tutto e tutti, contro le malelingue che avrebbero voluto “dare un taglio al problema” e persino contro se stesso, perché mai e poi mai si sarebbe immaginato di diventare padre e cambiare vita. Ma cambia, per amore di Allison e soprattutto per amore di quel grumo di sangue che, settimana dopo settimana (così è scandito il film, secondo le settimane di gestazione) cresce e mette su ciccia, capelli, manine e piedini. Cambiare per amore dell’altro. E sacrificare tutto di sé per l’altro (persino la vagina, come ci ricorda scorrettamente Allison): è il messaggio più grande di un film volutamente scorretto e controcorrente, dal messaggio positivo e non certo buonista (si pensi a come è rappresentato il matrimonio o anche la convivenza) come ideologicamente molta stampa ha voluto etichettare il film.

Simone Fortunato