Mistero a Saint-Tropez inizia nell’agosto 1970: come ogni anno, il miliardario Claude Tranchant (Benoît Poelvoorde) e sua moglie Eliane (Virginie Hocq) hanno invitato il meglio dello spettacolo nella loro sontuosa villa di Saint-Tropez, tra cui anche la famosa diva spagnola Carmen Moreno (Rossy De Palma). Niente sembra in grado di rovinare i festeggiamenti, se non l’inquietante sabotaggio della decappottabile della coppia. Convinto di essere vittima di un tentato omicidio, Tranchant chiede al suo amico capo della Polizia (Depardieu) di beneficiare dei servizi del miglior poliziotto di Parigi. Ma in piena estate è disponibile solo il commissario Boulin (Christian Clavier), a poche settimane dal pensionamento. Tanto arrogante quanto incompetente, è con metodi molto personali che il poliziotto si metterà sulla scia del guastafeste…

All’inizio del film c’è il desiderio evidente di rendere omaggio a un tipo di cinema ormai passato di moda, ovvero la commedia comica degli anni 60 e 70, incarnata in particolare dal regista Blake Edwards. Ambientato volutamente negli anni 70 per rendere omaggio a un tipo di umorismo praticato all’epoca, Mistero a Saint-Tropez sembra davvero un film totalmente antiquato. Seguendo le orme dello “slapstick” (o “burlesque”, per dirlo alla francese) più puro, il film moltiplica le gag basate su personaggi goffi che inciampano e cadono, sfondano porte o mettono il piede su un rastrello. Christian Clavier incarna un ispettore che assomiglia esattamente a quello interpretato in passato da Peter Sellers (e più recentemente Steve Martin). Assolutamente goffo, l’investigatore non è solo grosso e presuntuoso, ma è anche terribilmente maldestro. Per cui, chi non gradisce questo tipo di umorismo sappia cosa l’aspetta, poiché il film funziona solo grazie alla profusione di scene di questo tipo: Clavier che urina in una Jacuzzi sotto l’effetto dell’hashish, che cade in una buca dello scarico fognario, che vomita la sua colazione su Poelvoorde e così via. Oltre a ciò, i ruoli femminili sembrano sacrificati poiché Virginie Hocq e Rossy De Palma sono evidentemente sottoutilizzate.

Inoltre, Mistero a Saint-Tropez soffre chiaramente di una trama poliziesca che non funziona, dal momento che non riesce a far interessare lo spettatore su chi sia il colpevole. Anche la risoluzione del giallo è così affrettata che è difficile cogliere una coerenza nella rivelazione finale. Prodotto con cura, comprese le scenografie colorate, i costumi e l’illuminazione, Mistero a Saint-Tropez a tratti è anche piuttosto divertente, ma solo per appassionati del genere o nostalgici dell’abbigliamento anni 70.

Beppe Musicco

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