Operazione interessante, ma non senza rischi, quella di portare sul grande schermo la vicenda, praticamente sconosciuta, di Chocolat, per breve tempo stella assoluta dello spettacolo parigino. La sfida era di ridare la vita a un duo di pagliacci, la cui comicità si basava sulle umiliazioni subite da uno dei due, pur cercando di capire e illustrarne le motivazioni. Bisognava far rivivere, in qualche modo, l’epoca coloniale vissuta dalla Francia prima dello scoppio della I guerra mondiale, per capire anche il tipo di razzismo cui la gente del tempo era abituata. Così nel ruolo di Footit, il clown bianco, c’è James Thiérrée, nipote di Charlie Chaplin, che dal nonno ha ereditato l’aria compita e svagata di Charlot. Aria di famiglia, si sente e si vede. Meno facile il compito di Omar Sy, grande attore (chi non lo ricorda in Quasi amici?) e fisico atletico, ma evidentemente meno portato per la clownerie. Sy punta maggiormente sul suo charme, la sua simpatia e la risata contagiosa per dare corpo a Chocolat, un uomo facile alle passioni, che amava la vita e non si vergognava a dissipare tutti i guadagni nel gioco, nell’alcool e con le compagnie femminili, e che contrasta fortemente col personaggio di Footit, tanto ridanciano sulla scena quanto cupo e ombroso nella vita di tutti i giorni.

Ma la preoccupazione di non apparire complice di un razzismo diffuso spinge il film su binari prevedibili, che ovviamente mostrano le difficoltà di Chocolat per farsi accettare, lasciando in secondo piano il rapporto con Footit, che invece andrebbe approfondito ulteriormente, quando si limita a poche battute o dialoghi assai prevedibili. Anche la decadenza dei protagonisti, passato il loro momento di gloria, avrebbe potuto portare ad interessanti sviluppi narrativi, quando invece si è preferito glissare con un finale frettoloso. E da ultimo, se ci è consentito: chi ha visto almeno una volta i clown del circo, non può dimenticarsi le risate legate alle loro buffe movenze, agli scherzi magari grossolani, ai giochi con la musica e il corpo. In Mister Chocolat non c’è neanche una scena in cui il pubblico del cinema, vedendo i due clown, si metta a ridere. Non è un buon segno.

Beppe Musicco