Dopo il recente pensionamento di Indiana Jones e l’apparente dipartita di James Bond (entrambi sostituiti da donzelle atletiche decise a dimostrare la superiorità dell’altro sesso sui vecchi patriarchi) a salvare il mondo nella vecchia maniera ci pensa Tom Cruise.
Le donne in questa settima (ma è solo la prima parte, la seconda arriva tra un anno) missione impossibile ci sono e menano anche di brutto, ma quando arriva il momento di Tom o ci lasciano le penne per motivarlo nelle prossime avventure o si trasformano in damigelle bisognose di assistenza e direzione.
È più o meno quello che capita a Grace (Hayley Atwell, già a suo tempo testarda e motivata Agente Carter nell’universo Marvel), intraprendente ladra che riesce a impadronirsi del McGuffin di questa puntata (ogni capitolo ne ha uno, si tratti di un’arma di ultima generazione, di un codice che controlla il mondo o di un segreto nucleare), finisce inseguita da Tom e diventa poi sua recalcitrante collaboratrice.
La trama ruota attorno a una chiavetta a forma di croce che apre qualcosa di misterioso (il pubblico lo sa dal prologo, molto spettacolare, che si svolge nelle profondità del mare di Bering) e che potrebbe permettere di manovrare una Intelligenza Artificiale, l’Entità, sfuggita al controllo umano e che sembra avviarsi alla conquista del mondo.
Questa chiavetta tutti la vogliono per diventare i padroni dell’AI: solo Ethan Hunt, un po’ come Gandalf ne Il Signore degli Anelli (se Gandalf si arrampicasse sugli aerei in fase di decollo e si buttasse dalla cima di una montagna con il paracadute), capisce che la strada giusta è eliminare quell’oggetto troppo potente per chiunque. Di lì parte una girandola di azione che inizia in Medio Oriente, prosegue in Italia tra Roma e Venezia e si conclude con una battaglia tra le carrozze e il tetto di un treno in corsa.
A tenere compagnia agli spettatori, forse un po’ per la pigrizia di inventarsi qualcosa di davvero nuovo, ritroviamo oltre ai vecchi compari Luther e Benji (Ving Rhames e Simon Pegg) con il loro armamentario tecnologico e le maschere di gomma, anche un paio di vecchie conoscenze femminili: la mercante d’armi, la Vedova Bianca (Vanessa Kirby), e Ilsa Faust (Rebecca Ferguson), in versioni un po’ semplificate di se stesse; oltre al vecchio capo di Hunt, il direttore della CIA Kettridge.
La difficoltà di avere un cattivo che è sostanzialmente un algoritmo molto complesso (alla fine la stessa di Avengers: Age of Ultron), viene risolta introducendo il misterioso Gabriel (Esai Morales), un individuo malvagio che si è messo al servizio dell’Entità ma che ha anche molto a che fare con l’ingresso dello stesso Ethan nella sezione Missioni Impossibili. E così tutto torna: ma a volte l’impressione, al di là dell’effetto “wow” di sequenze di azione sempre più complesse e spettacolari, è che si vada a rimestare in situazioni e storie un po’ già viste e che la grande paura della sostituzione dell’Intelligenza Artificiale sull’uomo che fa da tema a questa storia potrebbe realizzarsi prima di tutto proprio nell’industria dell’entertainment: coincidenza inquietante, infatti, è una delle ragioni che guidano lo sciopero di sceneggiatori e attori a Hollywood in questi mesi e in grandi film di azione sembrano l’oggetto perfetto di queste fantasie combinatorie e derivative.
Quel che è certo è che, pure se i prossimi film di Mission: Impossible li scrivesse l’Entità, sarebbe comunque difficile fare a meno di Tom Cruise, del suo sprezzo del pericolo e della totale dedizione al genere che fa il paio con quella di Hunt per le sue missioni.
Laura Cotta Ramosino
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