Due fratellini, orfani di madre e con un padre affezionato e un po’ pasticcione, trovano “miracolosamente” una borsa piena di sterline – la storia è inglese, al 100% – che pare caduta dal cielo. E a Damian, il più piccolo tra i due, che se lo vede davvero piovere dal cielo (in realtà il pesante sacco di soldi è caduto da un treno, ed è frutto di una rapina), essendo ammiratore delle vite dei santi e anche un po’ “visionario” (gli appaiono in continuazione, con grande naturalezza), la cosa non sembra nemmeno troppo strana. Ma tra i due le strategie divergono: al candido Damian par giusto regalare tutto ai poveri (anche se riconoscerli non è così semplice…), il più navigato fratello maggiore Anthony punta già su investimenti e speculazioni. O alla peggio spenderli e goderseli al più presto, perché con l’imminente (ma solo immaginato per fiction) passaggio all’euro quei soldi diventeranno carta straccia. E intanto un ladro si mette sulle loro tracce…,Lo spunto di partenza del nuovo film di Danny Boyle non è originalissimo – i soldi trovati per caso, che cambiano la vita e non è detto sempre in meglio – ma sviluppato in maniera divertente e arguta. La carta vincente del film è sicuramente il piccolo protagonista, candido e ingenuo e al tempo stesso con una sua decisa predisposizione al giusto. Il regista di Trainspotting, che negli ultimi anni si è un po’ perso per strada, ha come sempre talento visivo da vendere e fantasia in quantità superiori alla media dei colleghi contemporanei. Talvolta, in passato, gli ha fatto difetto l'eccessivo cinismo, che qui tiene a bada. Da disincantato osservatore delle cose religiose, le guarda con ironia ma anche rispetto (forse perché c’è di mezzo un bambino). E in alcuni frangenti i santi e i martiri che appaiono sembrano più umani di tanti adulti (che tenero san Giuseppe che alla recita di Natale sostituisce il piccolo protagonista, che dovrebbe impersonarlo e che è sparito…), anche se a santa Chiara fornisce un irriverente spinello (pur mostrandolo come segno di profonda libertà e benessere di chi sta “lassù”). Ma al di là della storia divertente e simpatica, c’è spazio per una considerazione sulla religiosità e anche sulla morte viste ad altezza di bambino sulla religiosità. I due orfanelli che rimpiangono la madre non spingono solo alla commozione (c’è anche quella, alla fine), ma a guardare alla morte senza esorcismi inutili. Anche a quella età si può capire cosa sia la vita, tutta quanta.,Antonio Autieri