Giugno 1942. Gli americani respingono l’offensiva dell’Impero Giapponese nella Battaglia delle Midway. Una svolta decisiva nella sanguinosa Guerra del Pacifico, che ha condotto alla disfatta la Flotta giapponese. L’oceano è il freddo teatro di scontro, infuocato dai proiettili; i bombardieri americani decollano dalle gigantesche portaerei per dirigersi verso le forze dell’Impero del Sol Levante, ma i cacciatorpediniere giapponesi sono fuori campo; non vi è contatto visivo, i piloti americani volano alla cieca; la fortuna, tuttavia, aiuta gli audaci, come l’abile pilota Dick Best che affronta il pericolo con coraggio e sfrontatezza, sfidando la morte a ogni picchiata del suo bombardiere. Mentre, sulla terraferma, il crittografo Edwin Layton, sotto l’autorità dell’ammiraglio Chester W. Nimitz, cerca di capire, insieme all’intelligence americana, dove colpiranno le forze giapponesi, comandate dall’ammiraglio Isoroku Yamamoto.

Midway non contestualizza la guerra nella sua intrinseca drammaticità, seppur mostri, attraverso numerosi e posticci effetti speciali (che lo assimilano a un videogioco), le terribili perdite di ambo gli schieramenti, ma esalta l’estetica della rappresentazione. Si fatica a immedesimarsi ed entrare in empatia coi personaggi. Il punto critico è la stereotipizzazione delle figure storiche protagoniste dei sei mesi che hanno separato la disfatta di Pearl Harbor con la vittoria eclatante nelle Midway. Un periodo di importanti decisioni strategiche che non trovano posto nella narrazione, confusionaria nel mostrare la pianificazione delle schermaglie, tra cui la fondamentale Battaglia del Mar dei Coralli, e frettolosa nella loro attuazione. Il montaggio, purtroppo, non aiuta a risollevare le sorti di una pellicola che soffre di una cattiva fase di briefing.

Roland Emmerich è un maestro nel portare immensa distruzione sul grande schermo; tuttavia, nonostante il contesto storico ben si adatti al format, il regista specializzato nei disastri snatura la sostanza per dare enfasi all’aspetto visivo. L’attacco di Pearl Harbor, così per come è rappresentato, mentre segue il punto di vista di un cadetto della Marina americana e il suo comandante in fuga dai bombardieri che si sfracellano sui ponti delle portaerei, in una manciata di minuti perde potenza e si esaurisce; un incipit che, fin da subito, mostra l’incompatibilità della messinscena con l’entità, a livello scenico e drammaturgico, di uno dei più devastanti attacchi sul suolo americano; mentre il climax della sequenza finale, quando i bombardieri volano in picchiata contro le portaerei giapponesi, funge da efficace chiusura di una pellicola ricca di elementi, ma gestiti in modo superficiale (compresa la scomparsa del pilota Jimmy Doolittle).

Midway, oltre ai colori sgargianti e agli accesi contrasti che ne fanno un affresco artefatto, è un gigantesco diorama privo di profondità, ove il frastuono dei proiettili e il fracasso delle esplosioni sovrasta ogni cosa. Anche l’emozione.

Alessandro Pin