Michael Clayton è un ex pubblico ministero che lavora da anni per un importante studio legale. Il suo compito è quello di “aggiustare” la verità coprendo i guai dei clienti più facoltosi. Ma il caso di una grossa società che opera nel settore chimico lo costringerà a rimettere in discussione la sua professione e la sua vita.

Tony Gilroy, al suo primo film come regista, dopo aver sceneggiato opere di successo (come L’avvocato del diavolo, Armageddon e i tre episodi di Jason Bourne) riesce a dare corpo con efficacia ad una legal story dall’impianto classico, ormai abbastanza fuori moda sul grande schermo, spesso sopravanzata dalle numerose serie di genere più elaborate che imperversano in televisione.

La storia cresce tutta attorno al personaggio di Michael Clayton (George Clooney), l’esperto di “pulizie” di un grande studio legale di New York, ossia della falsificazione dei fatti per coprire le malefatte di clienti importanti. La sua vita passa dal lavoro sporco per lo studio legale (professione in cui è senz’altro il numero uno sulla piazza), i pochi (e non molto entusiasmanti) momenti con il figlio, il gioco d’azzardo e grossi problemi economici. Le sue giornate sembrano trascorrere senza cambi di tono particolari, in gran parte dedicate a falsificare i fatti e risolvere i problemi di altri, come quelli di un suo collega, anch’esso esperto di “pulizie” e socio dello studio legale, improvvisamente in aperta ribellione con i metodi dello studio legale in occasione di una causa che coinvolge una grossa azienda, cliente dello studio, accusata di immettere sul mercato un prodotto agricolo altamente cancerogeno (fatto che mette in seria discussione la fusione societaria di questo studio con uno studio ancora più importante). L’affetto che lo lega al collega, determinato a svelare le malefatte dell’azienda e per questo ormai in aperto contrasto con lo studio legale, lo porta però via via ad avvicinare una verità scomoda e a prendersela a cuore, divenendo lui stesso ostacolo per lo studio legale, fino al punto di essere bersaglio di un attentato, da cui scampa miracolosamente.

Clooney dà volto ad un personaggio abbastanza classico nelle legal story, e come quasi sempre accade, riesce a farlo con successo: tanto da reggere alla grande anche un primo piano finale di tre minuti sui titoli di coda (quando passano in rapida successione sul suo volto tutti i sentimenti possibili: la stanchezza, l’amarezza, la commozione, una soddisfazione appena trattenuta…). Attraverso la sua mimica si riesce a cogliere nel corso del film le trasformazioni che via via subisce il personaggio, da uomo esperto in “pulizie” a quasi eroe che riesce a mettere nel sacco quelle stesse persone che fino ad allora aveva servito. Straordinaria, fra tutte, la scena che mostra Michael Clayton in aperta campagna, di fronte ad alcuni cavalli liberi al pascolo: uno spettacolo a cui assiste che è come un istante di eterna bellezza, che penetra definitivamente le barriere di resistenza alla verità a cui Michael era ormai da tempo assuefatto: la bellezza lo salverà, in tutti i sensi.

Cristiano Fieramonti