Nella struttura di un edificio, la medianera è quella parete che non corrisponde né alla facciata principale né a quella posteriore. È il lato trascurato, privo di aperture, che spesso enormi manifesti pubblicitari si permettono di invadere con prepotenza, perché non ha un ruolo preciso.,I due protagonisti del film abitano proprio su questo lato di due palazzi adiacenti, entrambi in appartamenti così angusti e miseri che sono comunemente detti “scatole da scarpe”. ,Martin non si muove troppo da casa, un’abitudine favorita dalla sua professione di web designer, ma anche lo strascico di un periodo di depressione da cui oggi forse sta uscendo.,Mariana, invece, è un architetto “che non ha mai costruito nulla” e, in attesa di averne l’occasione, si accontenta di allestire vetrine in negozi di abbigliamento.,Nel contesto di una grande metropoli contemporanea (una Buenos Aires caotica e dai tratti irregolari), la sistemazione mediocre di Martin e Mariana è indice della loro posizione nella società: sono due persone comuni, che nessuno nota, intrappolate nei loro monolocali come in una quotidianità priva di grandi stimoli. ,Nelle “scatole di scarpe” i due protagonisti riversano e alimentano le proprie frustrazioni, rifugiandosi nella comunicazione limitata delle web chat (lui) o in quella impossibile con i manichini portati a casa dal lavoro (lei).,La realtà urbana è un ammasso disarmonico di edifici, collegato e insieme soffocato da un groviglio di cavi e parabole, immagine tangibile dell’intervento dei nuovi media nella vita di tutti i giorni. Nell’era postmoderna, è facile stringere rapporti ma anche perdersi in questo groviglio, come nel mezzo di una folla cittadina… soprattutto se, come dice Mariana, non si sa cosa (o chi) si sta cercando. ,Il regista Gustavo Taretto porta avanti il racconto di due esistenze “claustrofobiche” con uno spirito malinconico e grottesco che ricorda vagamente alcuni film di Michel Gondry (senza ereditarne la visionarietà). Le riflessioni di Martin e Mariana si alternano in numerosi (ma mai noiosi) monologhi interiori, esplicitati da un largo utilizzo della voce fuori campo. ,Diversi sono i riferimenti alla cultura pop, volti ad attualizzare la vicenda, ma soprattutto a disseminare qua e là spunti di analisi della condizione dei protagonisti o suggerimenti circa il loro destino: le illustrazioni di Dov’è Wally? diventano metafora della ricerca dell’anima gemella; i film Ricomincio da capo (“quello con Bill Murray e la marmotta”…) e Manhattan rimandano al tema delle difficoltà relazionali e alla necessità di confidare negli altri; la canzone che i due ragazzi ascoltano insieme inconsapevolmente, True love will find you in the end di Beck, è infine un chiaro invito alla speranza.,La speranza è, in effetti, il grande tema che attraversa il film, soprattutto nella seconda parte. Che si trovi immerso nello spazio infinito del planetario come Mariana, o nell’altrettanto smisurato cyberspazio come Martin, l’uomo non è che un piccolo puntino nell’universo, e così le sue debolezze e le sue paure: solo ridimensionando sé stessi è possibile creare un legame con gli altri e scoprire assieme che, anche nel caos apparente, la vita può offrire delle “vie d’uscita”, imprevedibili e “miracolose”, come una pianta che nasce dal cemento, o una finestra nella medianera., ,Maria Triberti,