In May December, Gracie Atherton-Yoo (Julianne Moore) e il marito Joe Yoo (Charles Melton) vivono in modo apparentemente molto sereno fuori Savannah, Georgia, con due dei loro tre figli. A fine maggio arriva da loro in visita Elizabeth Berry (Natalie Portman), celebre attrice che dovrà interpretare in un film proprio il personaggio di Gracie. La coppia, infatti, era stata protagonista, vent’anni prima, di un grosso scandalo mediatico: la donna, all’inizio della relazione clandestina con Joe, era sposata e aveva trentasei anni, mentre lui solamente quattordici; solo dopo un periodo di detenzione per Gracie i due si erano sposati e avevano messo su famiglia. Elizabeth è intrigata dalle persone che incontra a tal punto che la semplice osservazione, per cui si è mossa, si trasforma ben presto in vera e propria indagine e il suo coinvolgimento cresce sempre più, fino a non poter lasciare indifferente nessuno dei coinvolti.

May December, nuovo film di Todd Haynes che prende spunto da una vicenda di cronaca degli anni 90, reca un titolo che accenna fin da subito a uno degli snodi tematici principali: l’espressione, infatti, nel gergo americano, indica una relazione con una forte differenza d’età, come quella di Gracie e Joe, il cui rapporto è uno dei punti d’interesse maggiore della pellicola. Ma non è certo l’unico; la sceneggiatura di Samy Burch, infatti, sicuramente poi supportata da un’ottima regia e dalle interpretazioni straordinarie di un cast d’eccellenza, si è conquistata la candidatura agli Oscar di certo anche per la poliedricità che riesce a rappresentare. Sia i personaggi che i punti di vista su di loro sono estremamente complessi e sfaccettati; lo spettatore è costretto a mantenere il proprio giudizio continuamente in sospeso, incapace di prendere le parti di qualcuno per la gran parte della vicenda. Anche Elizabeth, infatti, che sembrerebbe essere il personaggio di cui il pubblico si può fidare, uno sguardo esterno tramite cui osservare le vite altrui, si rivela un personaggio tormentato a sua volta, a tratti ambiguo e provocatorio nei confronto di Joe.

Nonostante gli svariati pregi, però, May December fatica a conquistare emotivamente chi lo guarda, rimanendo quasi freddo da questo punto di vista. La particolarità delle circostanze narrate rende difficile l’immedesimazione; i personaggi, inoltre, per quanto particolareggiati e intriganti, risultano in fin dei conti respingenti, e se un sentimento prende il sopravvento durante la visione è sicuramente quello del disagio. Forse era proprio questo il fine auspicato, e nel caso la riuscita è indubbia, ma rimane il fatto che la visione del film, nel complesso, non è particolarmente affascinante.

Trattandosi di un thriller non si può contestare molto l’impressione angosciosa e inquietante che suscita, anzi, forse questo effetto, supportato in maniera preponderante dalla colonna sonora, è uno dei punti di forza del film. Il senso di disagio, però, è qualcosa di diverso, resta impresso, e non nel senso positivo del termine. May December, rimane comunque un film magistralmente architettato, diretto e interpretato, che conferma la bravura di Haynes di indagare la coppia (come visto in Lontano dal paradiso) e le figure femminili (come anche in Safe o Carol).

Carla Barenghi

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