Matrimonio a Parigi è un film vecchio, figlio dell'incapacità di rinnovare la “commedia natalizia”: Massimo Boldi e soci, tutti transfughi dal cinepanettone più famoso (quello con Christian De Sica) non si discostano dai canoni della comicità che hanno caratterizzato quei film per anni. Che per anni non si cambiava perché la squadra vinceva; ora anche il pubblico si sta accorgendo che questo filone, e soprattutto in questa variante più povera con Boldi, risulta da subito scontata e noiosa.,La storia è quella di due famiglie agli antipodi (geografici e morali) che malauguratamente si incontrano sullo stesso treno diretto a Parigi: Massimo Boldi e Biagio Izzo sono due padri di famiglia (il primo evasore fiscale e proprietario di Tele Lecco, il secondo finanziere ligio e napoletano) i cui figli maschi studiano alla stessa scuola d'arte della capitale francese. Le cose si complicano quando le due famiglie si ritrovano a condividere la stessa suite d'albergo, innescando una serie di situazioni pretenziosamente comiche: se il genere prevede un concatenarsi di eventi, secondo un sistema di causa-effetto che porta ad un climax crescente di comicità, Matrimonio a Parigi dimentica quel poco che di buono è stato fatto nei cinepanettoni e mette in scena tanti sketch slegati gli uni dagli altri, che viaggiano su un binario parallelo rispetto alla trama principale.,A coronare il tutto si è ben pensato di inserire una serie di volti più o meno noti che potessero raccogliere pubblico intergenerazionale: abbiamo i giovani provenienti da Youtube e da Amici, i comici di Zelig, e la ciliegina sulla torta di un attore che è stato in passato un re del porno (Rocco Siffredi). Non manca proprio nulla a questo film: forse giusto una storia e attori in grado di interpretarla.,Andrea Cassina