La scuola è una fucina di idee per tutti, grandi e piccoli, ma anche per chi la osserva e la fa diventare il cuore narrante di un documentario. È il caso di Marco Polo – Un anno tra i banchi di scuola, il lungometraggio di Duccio Chiarini che ha trascorso sette mesi presso l’istituto tecnico fiorentino Marco Polo composto da 150 professori e 1600 studenti. Il documentario si limita a raccontare quello che succede tra i banchi di questa scuola un po’ speciale perché nel pomeriggio professori e studenti si impegnano a insegnare la lingua italiana ai migranti grazie al modello della Penny Wirton, la scuola gratuita ideata dallo scrittore Eraldo Affinati insieme all’insegnante e moglie Anna Luce Lenzi.

Duccio Chiarini (Short Skin, L’ospite) si cimenta nel documentario di pura osservazione, evitando qualsiasi mediazione narrativa come può essere la voce fuori campo o le interviste dirette e si affida totalmente alla spontaneità dei protagonisti, riprendendoli giorno dopo giorno. Le lezioni in classe, dall’insegnamento delle più diverse lingue straniere allo studio della storia contemporanea, si alternano alle lezione che uno psicologo rivolge ai professori per sostenerli nel loro cammino pedagogico. E poi, quando il programma scolastico giornaliero termina, entrano in scena gli immigrati che a Firenze usufruiscono di questa possibilità: imparare gratuitamente la lingua italiana grazie agli stessi studenti del Marco Polo.

La naturalezza che Duccio Chiarini riesce a filmare entra nelle scene soprattutto in quelle più cariche di tensione. Quando un alunno, ingenuamente, difende la bontà di alcune iniziative di Benito Mussolini non sapendo che sono falsi storici, come la creazione della scuola pubblica voluta dal fascismo. O quando una professoressa, dimenticando la presenza della macchina da presa, accusa un ragazzo di aver sbagliato, al quinto anno, l’indirizzo della scuola. In questo documentario i protagonisti non si risparmiano e regalano al regista scene piene di verità e realtà.

Forse non c’è la forza del film La mia classe, il film di Daniele Gaglianone che mescolava documentario alla finzione, ma c’è un tentativo di raccontare quello che vivono, giorno dopo giorno, i nostri adolescenti.

Emanuela Genovese