Mandibules, nuova opera del regista franco-belga Quentin Dupieux (Fuori Concorso alla 77ma Mostra del Cinema di Venezia) è una commedia scanzonata e ai limiti del non sense, che come tutta la filmografia del regista esplora una comicità estrema, giocando sulla costruzione di situazioni surreali e avanzando per piccoli colpi di scena: Jean-Gab e Manu trovano accidentalmente una mosca gigante dentro un’auto rubata. Decidono quindi di sfruttare questa situazione assurda per guadagnare del denaro: addomesticheranno la mosca e la porteranno in giro a fare spettacoli.

Un road movie in salsa demenziale, il Mandibules di Dupieux, che nel costruire una storia totalmente assurda riesce a modulare bene la chimica degli attori, le gag e i giochi linguistici cui la lingua francese bene si presta (ma che nel doppiaggio italiano rischiano di perdersi quasi completamente). I due protagonisti hanno comportamenti ai limiti della follia, e nel tentare di raggiungere i loro obiettivi si incrociano con un’umanità varia che mai riesce a capire la loro condizione. Ma loro la scampano con soluzioni rocambolesche e fughe dell’ultimo minuto, abbracciando l’arte dell’arrangiarsi come filosofia di vita e muovendo forse una critica al sistema alto borghese ormai incapace di uscire dal proprio guscio.

Ma al di là di questo nucleo tematico e delle ottime interpretazioni dell’intero cast (tutto impegnato in personaggi-macchietta e parodici), resta da domandarsi se questo tono sia davvero ancora efficace per un cinema, come quello di Dupieux, che tutto sommato mai riesce a liberarsi della sua forma estrema per darci, pur in serenità e con ironia, dei contenuti di spessore.

Letizia Cilea

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