Siamo nel 1989, spopola il ballo della Lambada e Arantxa Sachez vince il suo primo Roland Garros. La quattordicenne Nina, insieme ai genitori Laura ed Enzo e al fratellino Lorenzo, si trasferisce da un quartiere residenziale di Roma a uno in periferia. Laura ed Enzo litigano di continuo e Nina passa molto tempo con il fratello. A scuola fa la conoscenza di Sirlei, una ragazza della Guyana adottata e che vive nel suo stesso palazzo. Tra le due poco a poco nasce un forte sentimento…

Maledetta primavera – che riprende il titolo dell’omonima canzone di Loretta Goggi del 1981 – è il primo lungometraggio di finzione per Elisa Amoruso, dopo il grande successo del documentario Chiara Ferragni – Unposted. Con questo film, dedicato alla sua famiglia, la regista vuole mettere in scena il percorso di crescita, la scoperta di una vera amicizia e della propria sessualità, della quattordicenne Nina che è la vera protagonista della storia e che è impersonata da Emma Fasano con un’interpretazione convincente. Nel raccontare le vicende della ragazza, Elisa Amoruso sceglie un tono molto leggero mantenuto costante per tutto il racconto, anche nei momenti più difficili. Pur in un racconto non troppo originale e in cui alcuni dialoghi risultano un po’ troppo forzati, è bello il rapporto con il piccolo Lorenzo (Federico Ielapi, il Pinocchio di Garrone), che vede nella sorella una seconda madre, e non è mai banale lo sviluppo del legame di amicizia/amore tra Nina e Siril (Manon Bresch) che è il cuore del film. Sono momenti importanti di crescita anche i contrasti e le incomprensioni tra la ragazza e la madre.

Sullo sfondo di Maledetta primavera rimangono appunto le figure dei genitori. Laura (Micaela Ramazzotti) ed Enzo (Giampaolo Morelli) sono una coppia incasinata, sempre sull’orlo di implodere per le assenze di lui che vive di lavori al limite della legalità e che passa le notti in bisca. Ramazzotti e Morelli potevano essere ingombranti, invece non rubano mai la scena e in questo il merito è anche della Amoruso. In sostanza un buon esordio per la regista che attendiamo a future prove dietro la cinepresa.

Aldo Artosin

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