Lo sceneggiatore e regista Malcom torna a casa con la sua fidanzata Marie dopo la prima trionfale del suo film d’esordio. Il film sembra essere stato ben accolto, di lui si è parlato come del nuovo Spike Lee, e Malcom attende trepidante le prime recensioni. Marie invece sembra non condividere questa gioia, anzi è dispiaciuta perché Malcom non l’ha ringraziata nel suo discorso. Questo dà il via ad una notte di discussioni, recriminazioni e rivelazioni che andranno a mettere in discussione il loro rapporto.

Malcom & Marie è stato girato durante il primo lockdown per il Covid-19. Quando la pandemia ha bloccato le riprese della serie HBO Euphoria, il regista Sam Levinson e la sua protagonista Zendaya hanno deciso di realizzare un film in quarantena, con una troupe ridotta (12 persone), in un’unica location, una casa presa in affitto, un tempo di riprese limitato (solo due settimane) e due soli attori (anche produttori); il tutto per un budget contenuto. Il risultato è qualcosa di produttivamente abbastanza singolare che però si inserisce elegantemente in una tradizione di cinema “da camera” americano, grandi attori, monolocation e dialoghi continui. È impossibile infatti in un film così non pensare ai precedenti illustri de La parola ai giurati e soprattutto Chi ha paura di Virginia Woolf?.

Perché Malcom & Marie è così: due attori molto bravi – accanto a Zendaya, il bravo John David Washington – in un film per gli attori, che parlano, parlano, parlano lungo tutti i 106 minuti, e ovviamente i due fanno un figurone (già si sente odore di premi!) e si confermano essere tra i migliori attori della loro generazione. Anche se può non notarsi i due funzionano perché sono serviti da una regia precisissima da Sam Levinson, figlio del regista Barry Levinson (quello di Rain Man e Good Morning Vietnam), e già autore di Assassination Nation e soprattutto della serie Euphoria. La sua messa in scena è ottima nell’alternare momenti orchestrati con precisione millimetrica (il lunghissimo carrello iniziale) e passaggi dove invece semplicemente segue i suoi attori. Ha una precisione formidabile nel capire quando stare vicino e quando allontanarsi, a che distanza guardare (che poi è la regia); ed è merito suo se il film risulta comunque avvincente. Dove sui tempi è perfetto rimane qualche dubbio sull’estetica in generale, forse un po’ troppo preoccupata di essere cool, tanto nell’immagine (il bianco e nero) tanto nei vestiti e negli ambienti. Tutto è un po’ falso, un po’ troppo inamidato, ma d’altronde il film è anche un veicolo divistico per i due protagonisti e deve essere cool.

Anche perché la storia praticamente non esiste, il film gira chiaramente a vuoto, ma va bene così. In uno dei tanti (divertentissimi) monologhi sul cinema del personaggio di Malcom viene detto proprio questo: un film non manda un messaggio, non deve mandare un messaggio, deve emozionare. E Malcom & Marie fa così, gira a vuoto senza il problema di arrivare a mettere un punto da qualche parte; anche perché ad una storia su una relazione di coppia si può mettere un punto?

È un film in cui si parla tutto il tempo e vengono dette molte parole, ma tra le tante viene anche detto qualcosa di vero sul cinema, su cosa significa essere un artista, sulle relazioni. E quando questo avviene, allora siamo di fronte ad un buon film.

Riccardo Copreni