L’ispettore Maigret viene convocato d’urgenza al Quai d’Orsay: un illustre ex ambasciatore è stato assassinato. Maigret scopre che l’uomo intratteneva da cinquant’anni una relazione con una principessa, il cui marito, per una strana coincidenza, è appena morto. Mettendosi di fronte ai membri di entrambe le famiglie e al sospetto silenzio della cameriera del diplomatico, Maigret si troverà di fronte a una serie di sorprese…
Tratto dal romanzo di Georges Simenon “Maigret e gli aristocratici”, pubblicato nel 1960, Maigret, l’amore e la morte sposta la celebre indagine del commissario nei primi anni 2000, e pur modernizzando la materia rimane fedele allo stile di Simenon. Il regista Pascal Bonitzer si concentra sull’intramontabilità dell’opera originale; ritrae il protagonista come un uomo saggio, paziente e astuto, che si muove tra tradizioni cristallizzate in un’altra epoca (la lentezza, il tranquillo ménage coniugale, il gusto di vivere) e il mondo moderno che lo circonda (internet, telefoni cellulari, scienze forensi), al quale non desidera affatto affezionarsi. Ci viene data un’idea abbastanza chiara di cosa sia successo quasi dall’inizio, e da lì Maigret procede metodicamente verso un’inevitabile conclusione. Interroga le persone, pone domande, individua le incongruenze e in generale dimostra perché è un detective migliore degli altri.
Denis Podalydès interpreta Maigret con grande naturalezza ed efficacia, con i suoi sguardi stanchi e gli sbuffi di impazienza tipicamente francesi, perfetto nel ruolo del detective più celebre di Francia (e – a dir la verità – molto più convincente della recente interpretazione di Gérard Depardieu), mentre le interpretazioni dei personaggi secondari, in particolare quella di Irène Jacob, arricchiscono un mondo di altezzosa aristocrazia e segreti gelosamente custoditi. L’atmosfera patinata che Pascal Bonitzer ha creato per Maigret, l’amore e la morte è un delizioso tuffo nella Francia nostalgica, infarcito di bicchieri di birra e pipe da riempire o svuotare, di caffè, di brasserie e ristoranti. E, durando soli 80 minuti, non ci si annoia neanche mai.
Beppe Musicco
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