Anni 80. Alma, Jean e Sebastiano sono i tre figli di una coppia divorziata. La madre vive a Parigi, si è risposata con Pavel e si è convertita alla fede ortodossa. Il padre vive a Roma ed è uno sceneggiatore squattrinato e irresponsabile che continua a cambiare fidanzata. I tre figli vanno a trascorrere le vacanze di Natale in Italia con il padre che li porta al mare. Durante queste vacanze il padre deve riscrivere una sceneggiatura assieme alla sua collega Benedetta. Il tutto ci viene raccontato proprio da Alma, narratrice inaffidabile che dall’alto dei suoi nove anni sta iniziando a diventare una donna senza che nessuno se ne accorga, e divisa tra i suoi sogni e la realtà continua nonostante tutto a sperare che i suoi genitori tornino assieme e possa tornare a crearsi, magari, una famiglia.

Esordio alla regia (parlato in tre lingue diverse) dell’ereditiera Ginevra Elkann – entrata nel cinema anni fa come produttrice e distributrice – presentato in apertura al Festival di Locarno e, contro ogni aspettativa, un bel film. C’era il rischio che questo Magari fosse un’opera con velleità artistiche ma sterile e di riporto, invece tutto funziona con una certa leggerezza e sincerità.

C’è aria di Nouvelle Vague nel voler andare a catturare momenti più che scene: la macchina da presa è a mano e sempre attaccata agli attori, alle loro emozioni. Le immagini del direttore della fotografia Vladan Radovic (vero fuoriclasse della nostra cinematografia) sono veramente belle delicate e hanno una pasta nei colori che ha il sapore nostalgico di vecchie polaroid. Questo contribuisce a creare l’aria del tempo e l’intimità di un ricordo assieme anche alla colonna sonora che spazia da Julio Iglesias a Umberto Tozzi.

Il cast è di alto livello e sono tutti in splendida forma: Riccardo Scamarcio come padre si conferma sempre di più un attore vero e Alba Rohrwacher nel ruolo della collega/amante è come sempre luminosa, c’è pure in un ruolo secondario l’americano Brett Gelman già visto in Fleebag e Stranger Things. Ma la vera scoperta è la giovanissima Oro De Commarque nel ruolo di Alma, bambina che guarda al mondo confuso degli adulti animata solo dal desiderio di vedere la sua famiglia unita.

Il film corre un po’ il rischio di certo cinema drammatico italiano dove in fondo non succede niente, ma si avverte un dolente sincerità nel racconto, in qualche modo non si fatica a leggere tra le righe la storia personale di Ginevra Elkann e di un desiderio di avere una famiglia unita. Ed è questa sincerità che cattura lo spettatore e in cui forse non è difficile immedesimarsi nelle fatiche e nelle speranze e soprattutto in quell’illogico e infantile desiderio di amore.

Riccardo Copreni