Per Kate, è diventata un gioco da equilibrista tenere insieme la propria vita personale (marito, due figli piccoli, le tante incombenze di famiglia…) e il lavoro; famiglia e lavoro entrambi molto amati. Tutto sembra complicarsi quando le cose, paradossalmente, vanno meglio: contemporaneamente, infatti, il marito Richard decolla con la sua attività di architetto in proprio, mentre lei ottiene dal suo studio finanziario di Boston di poter portare avanti in autonomia la propria idea di un nuovo fondo pensioni, che la vede viaggiare e incontrarsi spesso con l’affascinante capo della sede centrale di New York. E mentre le cose, professionalmente parlando, vanno sempre meglio, pure a una donna così in grado di far quadrare tutto (tanto che tutti si ripetono la domanda del titolo: ma come fa a far tutto?), la vita rischia di andare in pezzi, tra tensioni in famiglia, piccoli eventi della vita dei bambini che deve “saltare”, colleghi avvoltoi, mamme rivali antipatiche e suocera acida… ,La commedia diretta da Douglas McGrath non ha certo uno sviluppo imprevedibile. Eppure Sarah Jessica Parker – ormai insopportabile come leader del gruppo di Sex and the City – è convincente come madre e donna in carriera, sempre a rischio di crollo ma anche pronta a ripartire dopo gaffe, umiliazioni, contrarietà. Non c’è mai nulla di davvero critico nel menage con il marito Richard: per le tensioni che attraversano, la comprensione reciproca è formidabile, e forse fin troppo idilliaca. Ma diverse situazioni, che sembrano sopra le righe, fanno scattare l’immedesimazione dei più (le liste delle cose da fare, i capricci dei figli, i piccoli problemi – come i pidocchi… – che diventano una tragedia, lo stress da cellulare e così via); senza contare che fa simpatia una coppia che ammette i propri limiti e riconosce con realismo quanto la vita in famiglia sia un “manicomio”. Non mancano banalità (la forma “a interviste”, che sembra forzata) o divagazioni poco riuscite (la sbandata del capo per lei, con tanto di superflua partita a bowling), ma anche gli spunti interessanti: come l’assistente giovane e contraria a matrimonio e figli che, rimasta incinta “per sbaglio”, viene convinta suo malgrado a portare avanti la gravidanza; una figura convincente, accennata con pochi tocchi (la stima professionale per il suo capo Kate che fa il paio con il disappunto per come gestisce la sua vita e il suo aspetto, il disagio quando Kate l’abbraccia, l’imbarazzo per le nausee). Oltre alla buona interpretazione della protagonista Sarah Jessica Parker, si fanno apprezzare anche Greg Kinnear, Pierce Brosnan (cui pure, come detto, viene “imposto” un mezzo innamoramento per Kate poco credibile) e altri attori di contorno. Certo, è solo una fotografia di dinamiche che chi vive ritrova abbastanza fedelmente (ovviamente a tratti caricaturali, come commedia impone); e sicuramente al film manca quel “quid” per fare un salto di qualità per risultare più significativo. Niente di clamoroso, quindi: ma, se si sta al gioco, ci si diverte (con misura). E senza alcuna volgarità: di questi tempi, per la “nuova” commedia americana è davvero qualcosa di clamoroso.,Antonio Autieri