Ne L’uomo sulla strada Irene, 8 anni, trova il padre morto dopo essere stato investito e intravede anche il volto del pirata della strada dietro il finestrino dell’auto. Questa immagine la segna per i dieci anni successivi. A 18 anni Irene è una ragazza chiusa, rabbiosa, intrattabile e isolata. Ha la passione del nuoto ma dopo una gara colpisce con un pungo l’atleta che l’ha battuta. Chiusa la promettente carriera in vasca, lascia la casa, la madre e la sorellastra e si rifugia dalla zia. Si trova un lavoro in fabbrica, dove i rapporti con le colleghe sono difficili – a parte quello con la capa reparto – e dove conosce il responsabile dell’azienda, Michele. L’uomo ha un soprassalto quando gliela presentano perché riconosce subito che è la figlia dell’uomo che lui ha ucciso ma non può fare a meno di pedinarla, di seguirla e di controllarla. Tra i due nasce un’attrazione molto forte, destinata però a esplodere…

Dopo alcuni cortometraggi, esordio alla regia in un lungometraggio per Gianluca Mangiasciutti. L’uomo sulla strada vuole essere un thriller drammatico e anche psicologico, focalizzandosi sulla vita difficile e ferita di Irene che valorizza molto la bravura di Aurora Giovinazzo, conosciuta dal grande pubblico grazie a Freaks Out, e molto convincente nel rappresentare l’infelicità, la solitudine e gli scatti di rabbia che caratterizzano il suo personaggio; una durezza d’animo che si traspone anche nel modo in cui la ragazza vive le sue storie più o meno sentimentali. Il problema del film è che, anziché rimanere sull’indagine psicologica dei personaggi o sul terreno più thriller della ricerca da parte di Irene di chi ha ucciso il padre oppure sul timore di Michele (Lorenzo Richelmy) di essere scoperto e sull’angoscia che il ricordo dell’incidente gli ha lasciato indelebile nella memoria, si trasforma nella difficile storia d’amore tra i due protagonisti. È soprattutto la sceneggiatura l’aspetto debole del film; con il passare dei minuti il racconto si sfilaccia lasciando poco approfonditi alcuni snodi, come la fine del matrimonio tra Michele e Laura (Astrid Casali, vista in America Latina).

Un film che avrebbe potuto dire molto sulla difficoltà di superare determinati traumi e su come sia complicato convivere con certe ferite da parte di chi le subisce ma anche di chi le causa, diventa una classica storia sentimentale quasi impossibile che trova un suo punto d’approdo quando Michele si toglie il peso che ha sulla coscienza e paga il prezzo con la giustizia. L’uomo sulla strada è il tentativo di fare un film dai toni e dalle ambientazioni europee, che però non convince del tutto.

Stefano Radice

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