Nelle mani di Zack Snyder (300 ), passando per una sceneggiatura di Goyer e Nolan (autori della saga di Batman), il rilancio del supereroe per antonomasia si offre agli spettatori come un tripudio di azione spettacolare sostenuto da un’ossatura di racconto ricca di spunti non sempre sfruttati a dovere. Un po’ come in Batman Begins la scelta è quella di indagare le origini del personaggio (esattamente l’opposto dell’operazione di Bryan Singer qualche anno fa con Superman Returns, pellicola imperfetta, ma suggestiva) dedicando molto spazio addirittura al mondo d’origine di Superman, Krypton, ricostruito con un interessante incrocio tra tecnologia e natura per dare il senso di un mondo evolutissimo, ma vicino alla fine. ,Il lungo preambolo (giustificato, oltre che dal punto di vista narrativo, da quello “commerciale” per la presenza di una star come Russell Crowe nel ruolo di Jor-El) fornisce le coordinate in cui si sviluppa il percorso di questo Superman. In una società tutta programmata, divisa in caste di individui dal destino segnato prima della nascita dall’ingegneria genetica, il piccolo Kal-El, unico bambino nato in modo “naturale” da secoli, porta in sé non solo la speranza (questo significa il simbolo sul costume…) della sopravvivenza di una stirpe, di un popolo ma soprattutto quella della libertà. Un tema che il film sviluppa a corrente alternata, dal momento che il percorso del giovane Clark è piuttosto legato al dilemma sulla possibilità che il mondo umano ne accetti l’eccezionalità, “seguendolo nella luce” piuttosto che perseguitarla (è questo il timore del suo padre adottivo umano).,Questo Superman, in cui giustamente non si rinuncia a mettere in campo i riferimenti cristologici (in alcuni casi in modo fin troppo smaccato: come quando Clark, di fronte ad un dilemma, chiede consiglio a un sacerdote e sulla vetrata dietro di lui vediamo una riproduzione di Gesù nell’orto degli ulivi…) che fanno parte della costruzione di questo personaggio, sente su di sé il peso di un’unicità che lo rende unico ma nello stesso tempo solo. Dentro di lui c’è un’istintiva spinta al bene, ma anche, nella migliore tradizione dei supereroi, poteri eccezionali difficili da gestire.,In realtà è come se sul giovane Kal-El/Clark Kent fossero lanciate due missioni, ognuna dichiarata da uno dei suoi due padri: quello naturale che su di lui proietta il destino di un intero popolo, e quello adottivo, che, pur certo della “provvidenzialità” della sua venuta, ha tutta l’incertezza umana sui modi e i tempi in cui essa potrà e dovrà realizzarsi. Il tema, più volte enunciato, non riesce a incarnarsi fino in fondo nel racconto che sembra puntare più sulle continue sequenze di azione che sull’approfondimento dei rapporti tra i personaggi, con un intento che è prima di tutto “celebrativo”, come suggerito anche dalla grandiosa colonna sonora di Hans Zimmer. Una scelta che si riflette anche nello stile visivo del film, che ricorda altri lavori di Snyder (ma fortunatamente non arriva alla stilizzazione esasperata di 300), salvo concedersi qualche poetico passaggio “da cinema indipendente” quando pennella gli spazi del Kansas dove il giovane Clark è cresciuto.,Ma sono momenti brevi; il film è in tutto e per tutto un blockbuster d’azione che mira a stupire per la potenza degli scontri messi in scena, con la spettacolarità della distruzione scatenata da alieni invincibili, sequenze che fanno invidia ad Avengers per il dispiego di risorse impiegate, ma che sulla lunga distanza tendono a diventare ripetitive e anche un po’ noiose… Il protagonista Cavill convince soprattutto quando si gioca la carta del supereroe totalmente positivo, piuttosto che quando “mostra i muscoli” negli scontri con i suoi avversari; Amy Adams è una Lois Lane combattiva e pungente, Michael Shannon , il generale Zod che vuole ricreare sulla Terra il perduto Kprypton, incarna un antagonista temibile seppur non particolarmente complesso, mentre anche in ruoli più o meno minori troviamo nomi di tutto rispetto (Kevin Costner e Diane Lane sono i genitori terrestri; Lawrence Fishburne e Christopher Meloni il direttore del Daily Planet e il generale che guida la resistenza umana agli alieni). Il film mette anche in campo, pur se in maniera un po’ affrettata, temi importanti e ardui come l’ingegneria genetica, il libero arbitrio e lo spirito di sacrificio, lo sfruttamento delle risorse naturali e altri ancora, lasciando ampiamente aperto lo spazio per un ulteriore capitolo già in lavorazione. E nel finale, che non sveliamo per non rovinare la sorpresa, gli autori si sono presi una libertà per certi versi molto “grave” nei confronti di un supereroe come Superman, che fa della missione di proteggere, piuttosto che di combattere ed eliminare i cattivi, il suo tratto distintivo. La scelta (che a quanto pare era stata inizialmente avversata dal produttore Nolan) è di quelle pesanti, perché in mezzo ai calcinacci della stazione di Grand Central Superman, ma anche generazioni di suoi fan rischiano di perdere l’innocenza.,Luisa Cotta Ramosino,