Luca Paguro è un giovane abitante del mare, ma non è un pesce. Ha scaglie, una lunga coda, ma anche gambe e braccia; è quello che definiremmo un mostro marino. Vive coi suoi genitori e con la nonna, cura un branco di pesci come un pastore farebbe col suo gregge e, come tutti i suoi simili, ha il terrore delle creature che vivono in superficie. Ma un giorno incontra Alberto Scorfano, un coetaneo che, sfidando tutte le leggi delle creature come lui, si avventura abitualmente fuori dall’acqua. E quando Luca lo segue, scopre istantaneamente quello che succede. All’aria e sulla terraferma, i due si trasformano in normali esseri umani. La curiosità li spinge a frequentare il vicino paese di Portorosso, nella riviera ligure. Lì scopriranno la bontà dei gelati, l’incredibile fascino della Vespa, e Giulia, una simpatica ragazzina che vuole disperatamente vincere una gara che si tiene ogni anno in paese e che comprende il nuoto, la corsa in bicicletta per i ripidi pendii del borgo e una sfida a chi mangia più velocemente la pastasciutta.

Luca è frutto della regia e della creatività di Enrico Casarosa, genovese trapiantato in America a lavorare per la Pixar, per la quale ha diretto anche il corto La luna, già nomination all’Oscar. In Luca ci sono tutte le reminiscenze di chi ama il mare, e il Mar Ligure in particolare, e ancor più particolarmente la riviera di levante, e oserei dire ancora maggiormente l’area delle Cinque Terre (Portorosso ricorda nel nome Monterosso, ma l’aspetto è un misto tra Corniglia e Vernazza, senza voler nulla togliere agli altri splendidi paesi che si affacciano su quel mare). Le avventure dei due tra gli umani, costantemente impegnati a non farsi scoprire (anche uno schizzo d’acqua sulla pelle li fa tornare alle loro sembianza originali), ma al tempo stesso desiderosi di vivere come gli uomini, sdraiarsi al sole, pedalare, ingozzarsi di trenette al pesto, sono la bella rappresentazione della gioventù di tanti. Assaporare le emozioni, godere delle bellezze della natura, condividere con gli amici sogni e aspirazioni, provare l’ebbrezza della velocità; ma al tempo stesso il timore di non essere accettati per quelli che si è, la paura del giudizio degli altri, l’insofferenza verso le regole e i richiami degli adulti, il voler primeggiare sui coetanei di fronte a una ragazza. Tutto questo in Luca c’è, ed è raccontato con grazia e leggerezza, immerso in tutto quanto di bello c’è nella vita e nelle abitudini che gli stranieri pensano che noi si abbia (e che in effetti abbiamo).

Il film di Casarosa non è così sorprendente come altri della Pixar: non ha il genio dei tre Toy Story, che fa delle avventure di un gruppo di giocattoli una delle più belle metafore della compagnia e dell’amicizia umana; non suscita l’angoscia e la commozione di Alla ricerca di Nemo nel descrivere la ricerca di un padre che non è riuscito a proteggere un figlio con un handicap. Ma è un bella storia sul superare i preconcetti, sul non fermarsi all’aspetto esteriore, sulla certezza che in fondo c’è del diverso in ognuno di noi, ed è questo il bello.

Aiutato da panorami disegnati con la cura tipica della Pixar, con una colonna sonora che comprende le hit italiane degli anni 50 e 60, Luca è un film allegro che è piacevole vedere in famiglia, e che probabilmente sarebbe stato ancor più bello vedere al cinema invece che in televisione sul canale Disney+.

Beppe Musicco

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