Nelle intenzioni di Marco Bellocchio il film dovrebbe essere il racconto del percorso di un laico di fronte alla fede. In realtà il film è tanto rigoroso da un punto di vista formale – ma anche poco coinvolgente per chi non è avvezzo con il cinema del regista piacentino – quanto superficiale nel rappresentare, con il solito livore, la Chiesa. Esagerando “i vantaggi della fede” (magari un tempo: ma chi oggi può avere interesse per brigare ad avere una santa in famiglia?). Con il fastidioso e gratuito inserimento di una bestemmia che passò come grande urlo di disperazione, quasi religiosa. E che a distanza di anni ci sembra solo un’inutile provocazione “d’artista”. Grande prova, comunque, di Sergio Castellitto nei panni del protagonista.

Antonio Autieri