Giorgetto (Giorgio Colangeli) e il Professore (Gianni Di Gregorio) sono amici da una vita. Frequentano da sempre lo stesso bar, si scambiano storie ed esperienze, sono entrambi insoddisfatti. Giorgetto ha una pensione misera che arrotonda ospitando un ragazzo immigrato che sbarca il lunario al mercato, il Professore (un insegnante di italiano e latino in pensione) vagheggia un’avventura sentimentale con una donna che vede tutti i giorni al bar   (Galatea Ranzi) che però non ha il coraggio di invitare. Insieme, davanti a un bicchiere di bianco, vagheggiano di partire per l’estero, dove i loro quattro soldi potrebbero valere di più. Dovrebbero chiedere consiglio a un esperto, ma sbagliano indirizzo e incontrano Attilio (Ennio Fantastichini), un simpatico robivecchi che si dichiara subito disposto a seguirli. La scelta cade sulle Azzorre, a detta di tutti il paradiso più economico a disposizione, e i tre si preparano anche prendendo ripetizioni di portoghese. Che la loro vita sia realmente a una svolta?

Di Gregorio, anche in questo film regista e protagonista, racconta una storia semplice, ambientata sotto casa. I protagonisti sono persone assolutamente comuni che, timidamente, vorrebbero cambiare in meglio la loro vita, ma che non hanno esperienza e sono talmente radicate nel loro quartiere e nelle loro abitudini quotidiane, da essere totalmente sprovvedute di fronte a problemi che esulino dalle piccole cose di ogni giorno. Fantastichini (qui alla sua ultima interpretazione prima della scomparsa), rappresenta lo spirito un po’ esotico, un po’ avventuriero, che li spinge a buttarsi, ma che non si sgomenta di fronte a possibili e inattesi cambi di programma.

Lontano lontano, un po’ come nelle sue precedenti opere e in particolare nel suo esordio Pranzo di Ferragosto uscito nel 2008 (a tutt’oggi il suo miglior film), si affida, più che alla trama, all’aura di innocenza che circonda il protagonista, e al clima che si crea tra lui e chi gli sta accanto. Il che, purtroppo però, va a discapito dei dialoghi, spesso esitanti e smozzicati; come nella realtà succede tra persone che si conoscono da una vita e cui spesso basta un’alzata di spalle o un sopracciglio inarcato per concludere, ma che lasciano un senso di approssimazione che non aiuta un racconto di per sé molto esile. Ciò nonostante Lontano lontano è un film piacevole, che ci fa sentire solidali  col Professore e i suoi amici; col loro piccolo eroismo quotidiano di chi si trova a fare qualcosa di buono mentre ha in mente altro, e per i quali l’amicizia presente rimane comunque molto più importante dei sogni sul futuro.

Beppe Musicco