Virginia. È un incontro in stile Cappuccetto Rosso quello che dà inizio a L’inganno: addentratasi nel bosco (dove non dovrebbe) in cerca di funghi, la piccola Amy (Oona Laurence) caccia un grido quando, tra un porcino e l’altro, ai piedi di un albero trova un uomo ferito. È il Caporale dell’Unione John McBurney (Colin Farrell), sfuggito alla cattura da parte dei sudisti ma rimasto gravemente ferito a una gamba. La carità cristiana ha la meglio sulla diffidenza, e la ragazzina conduce l’uomo verso casa sua, nonché l’unico luogo abitato nelle vicinanze: il piccolo collegio femminile della signora Martha. Martha (Nicole Kidman), donna rigorosa e animata da un forte senso del dovere, condivide lo spirito di accoglienza di Amy. Nonostante il timore, si decide dunque che il soldato nemico resterà nel collegio, affinché riceva le cure mediche di cui ha bisogno prima di essere consegnato ai sudisti.
L’arrivo di John smuove gli equilibri della casa, generando curiosità, risvegliando istinti sessuali e fantasie frustrate da una routine quotidiana all’insegna delle costrizioni. Tutte le inquiline della casa sono attratte da John, quell’uomo arrivato da lontano che non solo è affascinante ma rappresenta il mondo esterno; ovvero tutto ciò che di misterioso e proibito si trova oltre le candide mura del collegio. Il caporale per le giovani è allo stesso tempo oggetto del desiderio e immagine del pericolo che si annida al di fuori del casto isolamento in cui sono confinate.

Perché la minaccia in fondo non è solo lui, ma anche i soldati sudisti: amici sì, ma pur sempre uomini, pur sempre figure di passaggio che si muovono in un habitat separato. Mentre loro altrove combattono la guerra principale, qui, all’interno delle spesse e gelide mura, si combatte un’altra guerra: quella interiore delle pulsioni represse, dei sogni schiacciati per lasciar posto a un’etichetta che posiziona le donne all’interno di limiti ristretti e ben precisi. L’incontro con John porta invece le ragazze, in modi diversi, a sognare un futuro diverso e ideale, perché in lui trovano l’interlocutore che non hanno mai avuto e che rappresenta anche il loro io interiore più nascosto. John, dal canto suo, sfrutta la situazione, trasformandosi di volta in volta in ciò che tutte loro cercano. Un fidanzato amorevole, un amante, un confidente, un padre.
Il romanzo A painted devil di Thomas P. Cullinam, già approdato al cinema come La notte brava del soldato Jonathan (1971) di Don Siegel con Clint Eastwood nella parte del soldato nordista, nelle mani di Sofia Coppola – premiata al Festival di Cannes per la miglior regia – si trasforma in una narrazione che, focalizzata sul punto di vista femminile, complica il gioco dei ruoli di preda e predatore, consegnandoci (come in altri suoi lavori passati) un’amara riflessione sulla condizione della donna nella società.
Il simbolismo della vicenda è interessante e supportato da una regia e una fotografia impeccabili, fatte di visioni crepuscolari e vedute d’interni dove dominano il bianco e il nero e pochi colori nel mezzo, e ogni cosa sembra essere al suo posto. In compenso però, l’efficacia del racconto è compromessa da un ritmo non ottimale: la principale svolta narrativa si verifica infatti troppo tardi, dopo ben due terzi di film che valgono da introduzione. Un’introduzione che tuttavia non approfondisce molto la psicologia dei personaggi, forse nell’intento di trasformarli in figure archetipiche.
All’interno di un cast di qualità dove spiccano nomi cari alla regista (Kirsten Dunst, Elle Fanning), l’unica nota stonata è costituita da Colin Farrell che, per quanto credibile nella parte del bello e dannato (dopotutto ci ha costruito una carriera), non è all’altezza del personaggio di John.
Concludiamo con una nota sul titolo originale del film, “The Beguiled”: che significa “l’ingannato”, ma anche “il sedotto”. Chi seduce chi? Chi è l’ingannato e chi l’ingannatore? È l’interrogativo che, lanciato come provocazione dal film del ’71, Sofia Coppola ripropone oggi, perché non trovi una risposta scontata e univoca. Resta da valutare se si tratti di una rivisitazione del tema effettivamente nuova, o se puzzi vagamente di stantio.

Maria Triberti