Giorgio Rosa (Elio Germano) è un ingegnere riminese da poco laureatosi a Bologna. Con un sacco di idee che gli frullano per testa e una ragazza di cui è innamorato, Gabriella (Matilda De Angelis), una giovane laureata in legge alquanto disorientata da questo corteggiatore con la testa tra le nuvole e un sacco di promesse non mantenute.

Lasciato da Gabriella a causa della sua inaffidabilità e tornato a Rimini, Giorgio convince il suo migliore amico, il benestante Maurizio (Leonardo Lidi), ad aiutarlo a costruire una piattaforma fuori dalle acque territoriali, da usare come locale per attirare i giovani della riviera romagnola. Grazie alle competenze di Giorgio e ai soldi di Maurizio, la piattaforma (una semplice gettata di cemento su piloni conficcati nel basso fondale dell’Adriatico) viene realizzata e, a causa di un  naufragio in una notte di tempesta, trova anche un abitante, il navigatore solitario Pietro Bernardini, che ne diventa subito il custode. Sparsasi la voce, i giovani cominciano ad arrivare in motoscafo da Rimini, in questo luogo bizzarro dove viene allestito un bar e la musica permette di ballare, grazie anche al lavoro di Neumann, un apolide di origine tedesca dalle grandi capacità organizzative (Tom Wlaschiha) e della giovane barista Franca (Violetta Zironi).

Ma dato che Giorgio è quello delle idee folli e l’Isola delle Rose, (così è stata battezzata la piattaforma) diventa sempre più nota, i fondatori decidono un passo rischioso: rinominarla come repubblica autonoma e chiedere il suo riconoscimento all’ONU: avrà un nome ufficiale, una bandiera, una lingua ufficiale (l’Esperanto), il passaporto per i suoi cittadini ed emetterà anche dei francobolli. Così Giorgio torna a cercare Gabriella, nel frattempo diventata avvocato e docente di Diritto Internazionale, per chiederle di occuparsi delle questioni legali, ma anche di sposarla. Ovviamente il governo italiano non vede di buon occhio la cosa e comincia a fare pressioni, all’inizio offrendo compensazioni ai protagonisti, poi minacciando, per stroncare l’iniziativa prima che la cosa diventi ingestibile.

La vicenda dell’Isola delle Rose è una storia a suo modo affascinate, proprio in quanto incredibile ma vera, legata al boom economico e allo sviluppo turistico della riviera romagnola, che non molti conoscono ma che è già stata oggetto di inchieste, documentari (Rosa è morto pochi anni fa), interviste e ora anche di un romanzo scritto da Walter Veltroni, da cui è stata ricavata la sceneggiatura del film diretto da Sidney Sibilia (già autore della trilogia di Smetto quando voglio).

Ovviamente per fare un film e arricchire la storia, Veltroni e Sibilia hanno deciso di inserire tutta una serie di uomini politici, dall’allora Primo Ministro, Giovanni Leone (Luca Zingaretti), al responsabile degli Interni Franco Restivo (Fabrizio Bentivoglio), a Cossiga e poi funzionari ONU (François Cluzet), fino all’immancabile ingerenza vaticana, con un Vescovo che assicura la preoccupazione di Paolo VI per l’iniziativa.

Purtroppo tutta questa parte”pubblica”, che dovrebbe mostrare la portata nazionale e internazionale delle decisioni di Rosa e compagnia, in quanto in gran parte inventata, è quella più fragile della comunque piacevole commedia, se non addirittura ridicola. I personaggi governativi sembrano usciti da un cinepanettone, parlano tutti con accenti regionali marcatissimi, si esprimono con volgarità in ogni frase, scatenano servizi segreti da barzelletta, mobilitano addirittura l’ammiraglia della Marina Militare per cannoneggiare gli intrepidi difensori della libertà della neonata Repubblica. Insomma, il tentativo di arricchire una storia tutto sommato abbastanza esile (dalla fondazione alla scomparsa L’Isola delle Rose è durata meno di nove mesi) e trasformare quattro buontemponi in un gruppo di coraggiosi internazionalisti in grado di impensierire governi e organizzazioni mondiali, rischia di di trasformare una storia curiosa in una farsa, e un cast così ricco meritava sicuramente una sceneggiatura meno superficiale.

Da ultimo, un errore filologico piccolo ma significativo: nel film tutti continuano a riferirsi dell’isola come una discoteca. Ma questo termine ha iniziato a prender piede solo negli anni 70, dopo l’uscita de La febbre del sabato sera. Prima in Italia si parlava solo di balere o, all’americana, di dancing. Un segno che induce in qualche dubbio sulla reale conoscenza di Veltroni della vita dei suoi coetanei.

Beppe Musicco