Leonora addio inizia con le immagini di Luigi Pirandello che nel 1934 ricevette il premio Nobel per la letteratura. Lo vediamo subito dopo morente, nel 1936, con i figli al capezzale. Inizialmente ospitate al cimitero del Verano, nel 1947 le sue ceneri iniziarono un lungo viaggio verso la Sicilia per la sepoltura definitiva che avvenne solo nel 1962. Stacco finale poi su Brooklyn, dove un giovane emigrato siciliano commette un omicidio inspiegabile…

Leonora addio è un film originale, spiazzante ma di non facile approccio. Alla regia troviamo Paolo Taviani, orfano del fratello Vittorio cui l’opera è dedicata all’inizio. Un grande omaggio a Pirandello non solo nel titolo, che riprende una novella dello scrittore, ma anche nel finale con la messa in scena de Il chiodo, ultimo racconto dell’artista. Non è la prima volta che i Taviani si imbattono nell’opera pirandelliana, lo avevano già fatto con Kaos e Tu ridi. Questa volta Paolo Taviani è solo e il film ha un tono e una venatura malinconica e sofferta perché è soprattutto il lungo commiato dedicato al fratello Vittorio; la simbologia della morte è molto presente con croci, funerali e tombe spesso al centro della scena. Leonora addio è diviso simbolicamente in due parti. La prima, totalmente in bianco e nero, alterna immagini di repertorio e spezzoni di film storici (Il sole sorge ancora, Paisà, L’avventura) alternati a scene in cui vediamo il funzionario destinato alla cura delle ceneri di Pirandello, e impersonato da Fabrizio Ferracane, percorrere l’Italia in treno da Roma ad Agrigento per assolvere al suo compito. È il viaggio attraverso un’Italia ancora ferita dalla guerra e che sta cercando di recuperare la sua libertà; un viaggio anche simbolicamente di speranza, quella che si vede negli sguardi dei passeggeri del treno che con meraviglia si affacciano ai finestrini.

La seconda parte, a colori, ci porta a New York ed è la trasposizione de Il chiodo, in cui protagonista è un ragazzino, Bastianeddu, strappato dalla madre e costretto a seguire in America il padre. Lo straniamento e la solitudine lo porteranno ad uccidere, inspiegabilmente, una bambina. Anche questa parte si chiude con un funerale, una croce e una tomba su cui pregare. Il definitivo addio all’amato fratello Vittorio. Non tutto funziona alla perfezione in questo film, faticoso in alcuni snodi, ma alla fine si rimane con la convinzione di aver visto qualcosa di non consueto nel panorama cinematografico italiano. Il film è stato presentato alla recente Berlinale.

Aldo Artosin

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