Il provocatorio autore di opere “arrabbiate”, come “Fa’ la cosa giusta”, “Bamboozled” e il recente e affascinante “La 25ma ora” punta decisamente il dito sulle speculazioni finanziarie, che anche recentemente hanno colpito l’occupazione e il portafoglio di molti suoi concittadini (leggi la vicenda Enron), ma, naturalmente lo fa a modo suo. E lo si capisce già dalla sigla di “Lei mi odia”: una stupenda composizione grafica di gigantesche riproduzioni di dollari, che sventolano a suon di musica come bandiere di una nuova nazione, e che si conclude con l’effige di George Bush, riprodotto su una palesemente falsa banconota da tre dollari che ai lati porta il simbolo della Enron. Il protagonista Jack Armstrong, un onesto dirigente di una società farmaceutica, di colpo si trova licenziato e senza un soldo, capro espiatorio di malversazioni colossali che ha denunciato e alle quali è totalmente estraneo. Per sbarcare il lunario e pagarsi l’assistenza legale nella causa contro la sua ex società non trova di meglio che accettare la proposta della sua ex fidanzata, che lo ha lasciato alla vigilia delle nozze per un’altra donna: fungere da stallone e congiungersi con una serie (sempre più lunga!) di donne omosessuali che desiderano un figlio e non si fidano delle banche del seme. Il film a questo punto viaggia su un doppio binario, da una parte la ricerca della giustizia del protagonista, dall’altra suo nuovo “mestiere” di futuro padre (non riconosciuto) per coppie di sole donne. Non mancano i momenti comici, e il “tour de force” con le sue clienti sembra uscito dalle comiche del film muto. Ma Spike Lee mette tanta carne al fuoco nel film, istintivamente viene da dire troppa; da così tanti spunti si sarebbero potuti sviluppare più film, e tutti sarebbero potuti essere interessanti. Scegliendo invece di accumulare tutto in maniera sarcastica, inverosimile, e anche volgare, il regista mischia tutto e fa apparire tutto grottesco: le pretese omosessuali, il Watergate, la nomea degli uomini di colore in fatto di sesso, le corporation, la giustizia. Tutto, e tutto insieme, come in una vorticosa e inebriante giostra, dove però, senza un punto dove fissare lo sguardo, si perde decisamente l’equilibrio.,Beppe Musicco