L’effetto acquatico (premiato alla Quinzaine des réalisateurs a Cannes 2016) è una commedia semplice ma poetica e positiva, ultima opera di Solveig Anspach, regista francese di padre americano e madre islandese, scomparsa purtroppo prima di poter vedere il proprio film nelle sale.

Il film parte da un piccolo ma realistico spunto: in una cittadina francese Samir, un operaio gruista, al bar dopo il lavoro vede una ragazza che respinge con decisione un corteggiatore invadente. Affascinato dalla sua personalità, scopre che la ragazza si chiama Agathe ed è istruttrice nella piscina comunale, così decide di prendere lezioni da lei nascondendole di essere un buon nuotatore. L’ambiente della piscina, gli istruttori e il personale già sono una buona materia per la creazione di una galleria di personaggi umoristici, ma la svolta inaspettata avviene quando il gioco viene fatalmente (e subito) scoperto e l’azione si sposta a sorpresa tra i misteriosi paesaggi dell’Islanda, per un convegno mondiale di istruttori di nuoto, dove le bugie di Samir (che si spaccia per il delegato israeliano) si moltiplicheranno creando un effetto ancora più straniante e ridicolo. Le abitudini sull’igiene e i rapporti parentali islandesi sono un ulteriore spunto di comicità, che arricchisce la romantica e travagliata storia tra Samir e Agathe.

La regista ci tiene a mostrare che le bugie, per quanto innocenti possano sembrare, hanno sempre le gambe corte. Ma soprattutto hanno conseguenze imprevedibili, specie nelle delicate relazioni personali appena sbocciate. Così, tra piccoli passi avanti e precipitose ritirate, lo spettatore si trova a tifare per entrambi, un candido e un po’ lunare Samir (Samir Guesmi) e una Agathe (Florence Loiret-Caille) che sembra sempre sull’orlo di una crisi di nervi. Il fascino della natura islandese farà fortunatamente il resto.

Beppe Musicco