Giovanni (Storti) è un gruista, che a causa della pandemia ha perso il lavoro ed ha accettato di trasferirsi in Polonia per lavorare in una fonderia. Le videochiamate serali con la moglie casalinga Rita (Alessandra Faiella) e il figlio studente (Davide Calgaro) sono il modo per tenere la famiglia unita, ma anche per dare sfogo alle preoccupazioni di Rita, che vuole che il marito cerchi di mangiar bene per restare in salute. Dato che Giovanni non sa farsi neanche un piatto di spaghetti, Rita improvvisa delle basiche lezioni video di cucina per l’imbranato coniuge, e il figlio le registra e le mette in rete perché il padre possa rivederle. I video però cominciano a essere notati dagli utenti e in breve Rita diventa una star di Internet, anche grazie ai tormentoni che riserva a Giovanni (“quante volte te lo devo dire?”, “in cucina ci vogliono amore e sudore”). Presto i follower crescono, arrivano contratti pubblicitari e omaggi, cose che fanno pensare ai tre di poter uscire dalle perenni ristrettezze economiche; ma Giovanni, che è pur sempre un operaio massacrato da pesanti turni di lavoro, non riesce a star dietro alle pretese della moglie e del figlio per girare sempre nuovi video. Il popolo della rete però cambia spesso e repentinamente di umore, e i tre provano sulla loro pelle cosa voglia dire passare dalla fama al disprezzo.

Le voci sole (vincitore del Premio della Giuria del Seattle International Film Festival) è il primo lungometraggio della coppia Brusa e Scotuzzi, già notati per un corto, Magic Alps, sempre interpretato da Giovanni Storti. Ne Le voci sole l’attore accantona totalmente la vis comica cui ci ha abituato nel trio Aldo, Giovanni e Giacomo in favore di una recitazione piana ma fortemente drammatica, tesa a mostrare da una parte l’orgoglio per il proprio lavoro anche in una situazione alienante come il trovarsi a migliaia di chilometri da casa, e dall’altra lo smarrimento di fronte a un contesto totalmente sconosciuto: essere diventato un personaggio pubblico, oggetto di sentimenti effimeri ma capaci di ferire. Le “voci sole”, come definisce il figlio gli sberleffi e gli insulti al padre, causano in Giovanni una vera crisi psicologica, quando capisce che l’onda non si ferma neanche sparendo dalla rete. Le inquadrature del minuscolo appartamento polacco o della casa italiana, mediate dalle riprese del cellulare, si alternano a riprese della fonderia: montagne di rottami metallici, altiforni, colate di metallo fuso dominano totalmente le riprese, nelle quali la presenza umana sembra casuale o accessoria.

Di questa piccola, ma impressionante per originalità e costruzione, opera prima colpisce il ritmo: lento ma costante, basso e penetrante come i rumori delle macchine o del cupo crepitare della fusione. Un “basso continuo” che si armonizza perfettamente coi toni del protagonista, determinati dalla stanchezza e dalla nostalgia, e che volutamente permette gli inserimenti “in acuto” della moglie, tesa a spronare, fare, pubblicare. La metafora musicale si applica anche al crescendo della tensione del film, che giunge a spezzare e a ribaltare completamente la situazione. E come nella fonderia i poveri resti di metallo vengono stritolati, sbriciolati e fusi, anche le esistenze in balìa della rete e dei “leoni da tastiera” possono essere fatti a pezzi, triturate, scomparire in un amalgama senza forma.

Beppe Musicco

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