Maria, Pinuccia, Lia, Katia e Antonella sono cinque orfane che vivono in un vecchio appartamento di Palermo, dove si mantengono allevando colombi. Un evento traumatico segnerà per sempre le loro esistenze, raccontate nei tre momenti distinti dell’infanzia, dell’età adulta e della vecchiaia. Le tre età della vita sono scandite dal passaggio di testimone fra attrici diverse, quasi tutte esordienti (Eleonora De Luca è anche in Padrenostro). Le sorelle sono le esclusive protagoniste del film, dove vengono messi in disparte gli altri rapporti, estranei alla famiglia: i legami affettivi e con i genitori defunti sono praticamente assenti.

Uscito nei cinema in contemporanea al passaggio in concorso alla Mostra di Venezia 2020, Le sorelle Macaluso è il secondo lungometraggio di Emma Dante – a sette anni dal suo esordio con Via Castellana Bandiera, sempre presentato a Venezia – tratto dalla sua omonima pièce teatrale.

Il dramma della Dante, regista e drammaturga palermitana, ha il pregio di cercare un contrappunto visivo per le ferite delle Macaluso, ma rischia forse di perdere la carica vitale del teatro. Se le immagini poetiche danno vita agli oggetti e allo spazio attraverso gli anni, lo stesso non si può dire dei personaggi, quasi condannati a una fissità nel tempo. Le cinque sorelle appaiono così intrappolate nella loro stessa esistenza, tra corpi e palazzi in progressivo abbandono, prigioniere sia dei ricordi traumatici che di quelli felici.

Roberta Breda